Now Reading
Drag Race Italia: bene le queen, il resto meh…

Drag Race Italia: bene le queen, il resto meh…

Ho guardato la prima puntata di Drag Race Italia in apnea, senza respirare, isolato dal resto del mondo. Avevo paura, tanta paura. Temevo il peggio. Non è un discorso di fattura televisiva. Sarebbe poco elegante e profondamente sbagliato da parte mia fare le pulci al lavoro di colleghi che peraltro conosco. Il peggio a cui mi riferisco è un peggio che riguarda il messaggio veicolato, il modo in cui viene veicolato e, purtroppo, anche chi è stato incaricato di veicolarlo.

Sul messaggio, per fortuna, almeno per il momento il pericolo è scampato. Parafrasando McLuhan, “il mezzo è il messaggio”. E il mezzo in questo caso è rappresentato dalle otto queen scelte per questa prima edizione di Drag Race Italia. È un cast che sembra pieno di sfumature, variegato come è giusto che sia. Sembra esserci un po’ di tutto: la queen svampita, l’insopportabile odiata dalle compagne, la simpatica, la stralunata, la sensibile. È un cast fatto da chi i cast li sa fare e si vede. Forse per la smania di dover mettere tutto sul fuoco già dall’inizio, però, si è cercato di affollare la prima puntata di sprazzi di vita personale delle queen, di dolori e ferite mai rimarginate. Aprire più “file” contemporaneamente, peraltro tutti ricchi di spessore umano e di intensità emotiva, porta però a non svilupparne a fondo neppure uno. È un peccato, un’occasione persa. Si sarebbe potuto scavare di più nel vissuto delle queen, portandoci per mano nella loro esperienza di vita che è anche quella di molti di noi. Probabilmente succederà nelle puntate successive, ma nella prima abbiamo assaggiato troppo senza saziarci di nulla. E forse le queen andavano lasciate un po’ di più a briglia sciolta, per vedere l’effetto che fa. Nessuno si aspetta che Drag Race sia un programma fatto di improvvisazione, senza un canovaccio da seguire. È normale e giusto che sia così. Ma un pizzico di spontaneità in più non avrebbe guastato. 

Le note dolenti arrivano sul fronte della conduzione e della giuria. Priscilla è sembrata troppo emozionata, troppo ingessata, troppo legata alle iconiche frasi rituali di cui Drag Race è zeppa. Ogni suo intervento sembrava l’annuncio di una signorina buonasera che, 30 o 40 anni fa, introduceva l’inizio dell’Almanacco del giorno dopo. Voce impostata, a tratti metallica, quasi finta, come quelle che annunciano i ritardi nelle stazioni ferroviarie. L’emozione sarà stata tanta ed è comprensibile. Ma la resa è stata assai deludente. 

E pensare che proprio su Priscilla puntavamo per salvare il salvabile sul fronte giuria. Tommaso Zorzi ha fatto Tommaso Zorzi, nel bene o nel male. A voler essere pignoli, forse è stato troppo presente nel corso della puntata. Nessun giurato in nessuna edizione di Drag Race in giro per il mondo, neppure l’iconica Michelle Visage negli Usa, ha mai avuto così tanto spazio. A volte è sembrato che Priscilla fosse una foglia di fico, con una conduzione subappaltata a Zorzi. Ma sarà stata sicuramente una nostra personale e sbagliatissima impressione.

Chiara Francini, persona a modo e gradevole e da sempre alleata della comunità, è stata senza infamia e senza lode. Sembra essere lì in quota attrice impegnata ma spiritosa che sa passare dal doppio senso pruriginoso a Italo Calvino, che mischia alto e basso con presunta maestria. Solo presunta, però. 

Dopo 75 minuti di apnea, dunque, ho potuto ricominciare a respirare con sufficiente tranquillità. Pensavo peggio, sognavo meglio. La realtà di quello che ho visto sta lì in mezzo, in una zona innocua che se da un lato rassicura, dall’altro ti lascia indifferente come un amplesso mediocre, uno di quelli che avresti potuto tranquillamente sostituire con un po’ di sano onanismo. Meh, appunto.

What's Your Reaction?
Excited
0
Happy
3
In Love
0
Not Sure
0
Silly
0
View Comments (0)

Leave a Reply

Your email address will not be published.

© 2020 Queer Magazine

Scroll To Top