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Il ricordo di Sylvia Rivera a cura de La Gacta

Il ricordo di Sylvia Rivera a cura de La Gacta

Il movimento mi aveva messo sullo scaffale, ma mi hanno buttato giù e mi hanno rispolverato>, ha detto nel 1995 <Comunque, è stato bellissimo. Ho camminato per la 58esima stada e i giovani chiamavano dal marciapiede “Sylvia, Sylvia, grazie. Sappiamo cosa hai fatto”>.

<Sarebbe meraviglioso se il movimento si prendesse cura di se stesso> Sylvia Rivera. Venticinquesimo anniversario dei Moti di Stonewall.

Conosciamo tutt* quanti Sylvia Rivera: attivista, transgender, icona della storia LGBTQ+.
Ma perché la conosciamo? Perché allo Stonewall Inn ha lanciato il primo o il secondo bicchiere, scarpa, mattone… insomma importa davvero?

Ciò che dovrebbe importarci è come, nonostante la sua giovane età – Sylvia aveva solo 17 anni quando prese parte ai moti di Stonewall-, avesse già protestato contro la guerra in Vietnam, per i diritti delle donne e per i diritti civili; come si scontrò con la comunità gay e lesbica prevalentemente bianca (perché non si lottasse abbastanza per i diritti di persone non conformi al vendere, nere e detenut*;) come scaraventò in aria una scrivania al gay and lesbian community center di New York, perché non veniva preso in considerazione il problema delle persone transgender senzatetto che dormivano per strada, come si scontrò con la comunità portoricana (la sua stessa comunità) e latina, affinché venissero riconosciute persone gay e transgender.

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Perché ricordare tutto questo? Perché abbiamo un estremo bisogno di sensibilizzare e informare le nuove generazioni su cosa significhi inclusività. Perché l’attivismo di Sylvia era inclusivo e per i diritti di tutt*, perché e fondamentale ricordare figure leggendarie come Sylvia Rivera almeno una volta all’anno.

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