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Vince la coppia Biden-Harris insieme all’onda rainbow

Vince la coppia Biden-Harris insieme all’onda rainbow

Gianmarco Capogna

Non è stata sicuramente una elezione lampo, e semplice, per Joe Biden che si appresta ad essere il 46esimo Presidente degli Stati Uniti, il più votato nella storia, dopo uno spoglio all’ultimo voto in una serie di Stati chiave che gli hanno permesso di conquistare la Casa Bianca sconfiggendo Donald Trump.

Una vittoria importante non solo per gli USA ma anche per il resto del mondo considerando che l’ascesa di Trump 4 anni fa, che nessuno pensava (sbagliando clamorosamente) plausibile, è stata sicuramente una grande spinta anche per le forze populiste del vecchio continente che, infatti, in questi anni, sono cresciute molto in termini di sondaggi, popolarità e consensi. Un esempio, che sembra distinto ma non lo è più di tanto, riguarda anche la presenza sempre maggiore di Steve Bannon, già consigliere politico di Trump, in Italia. Nel nostro Paese, infatti, non solo ha raccolto sin da subito le simpatie di Salvini e Meloni ma si è anche inserito nella Certosa di Trisulti in provincia di Frosinone (attraverso un bando del MIBACT e un’assegnazione che è stata ed è ancora fortemente contrastata) con l’ambizione di renderla una scuola di sovranismo europeo.

In ogni caso, tornando agli States, i quattro anni dell’amministrazione Trump non sono di certo stati una passeggiata specialmente per una serie di gruppi sociali tra cui le donne, gli afroamericani (i non-white), le persone LGBTQI e, tra di loro, in particolare le persone trans*. Sono sembrati lontanissimi gli anni di Barack Obama, del matrimonio egualitario per tutti, dell’abolizione del “don’t ask, don’t tell” giusto per fare degli esempi. Le politiche e le dichiarazioni spesso fuori luogo dell’ormai ex Presidente Trump hanno dato nuovo vigore alle spinte discriminatorie che nei precedenti anni erano state arginate. Trump, tra tutti, ha più volte colpito proprio le persone trans come nell’estate appena passata quando ha cancellato le tutele sanitarie per le persone transgender introdotte da Obama nel 2016.

Proprio a pochi giorni dal fatidico November 3rd, Biden ha rilasciato una intervista con Philadelphia Gay News, ripresa anche da Reuters, dove ha ribadito un impegno a tutto campo per la comunità partendo dalla volontà di approvare l’Equality Act nei primi 100 giorni alla White House. Ma non solo una battaglia interna agli USA, c’è anche la volontà in campo internazionale di promuovere i diritti LGBTQI in ambito diplomatico in quei Paesi dove questi stessi sono sotto attacco.

Se dovesse avere bisogno di consigli, sicuramente in Europa possiamo fornire alcune segnalazioni.

La nuova presidenza segna ufficialmente il ritorno dell’arcobaleno. Non solo con Biden, che ha affiancato direttamente Obama anche nelle battaglie per l’uguaglianza, ma anche con Kamala Harris, la prima Vicepresidente donna, di colore e di origini miste (padre giamaicano e madre indiana). La Harris si è contraddistinta, specialmente negli ultimi anni, come una vera e propria ally sui temi LGBTQI, ospite negli anni di diversi Pride (come quello di San Francisco dove ha indossato una bellissima giacca rainbow) ed eventi della comunità. Inoltre, è stata sostenuta, come anche Biden, anche da HRC – Human Rights Campaign, la più grande associazione LGBTQI americana.

Di sicuro l’onda rainbow ha colpito tutto gli States e non si ferma alla coppia Biden-Harris ma riguarda anche il numero altissimo di candidati LGBTQI e allies che si sono candidati. Se contiamo solo quelli interni alla comunità parliamo di 574 persone, di 1006 se si considerano anche coloro che si erano presentati alle primarie. Un aumento del 41% rispetto all’ultima tornata elettorale statunitense con una partecipazione al voto di circa 9 milioni di americani LGBTQI come attestato da uno studio dell’UCLA (School of Law William Institute). Alcuni risultati storici li abbiamo già visti subito dopo il martedì del voto ad esempio con l’elezione della prima senatrice trans per lo Stato del Delaware, Sarah McBride, dei primi due afroamericani gay al Congresso, Ritchie Torres e Mondaire Jones, e dell’hawaiano Adrian Tam, gay dichiarato che ha sconfitto l’avversario Ochs, membro dei Proud Boys, organizzazione paramilitare maschile suprematista e neofascista.

Sempre tra i Dem un’ottima notizia è la rielezione di tutta la squad capeggiata da Alexandria Ocasio-Cortez e di cui fanno parte Ilhan Omar, Ayanna Pressley e Rashida Tlaib. Negli anni di attività politica, queste congress-women non hanno solo dimostrato di saper essere un pungolo costante per l’amministrazione Trump ma anche valide alleate per la battaglia per l’uguaglianza, l’inclusione e il contrasto alle discriminazioni.

Si apre un’era nuova per gli USA che potranno essere sicuramente di stimolo non solo per loro ma anche da questa parte dell’oceano. Proprio qui, nel cuore del vecchio continente dove ogni giorno la comunità LGBTQI si trova a lottare, ancora, per il proprio riconoscimento e la propria dignità.

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