Now Reading
Vaginismo, rompiamo il tabù con un po’ di sano egoismo

Vaginismo, rompiamo il tabù con un po’ di sano egoismo

Federica Di Martino

Di vaginismo non se ne parla. O meglio, sembra che non se ne parli mai abbastanza e mai in maniera adeguata. Ne parlano prevalentemente gli esperti, scomodando finanche il DSM-5, che lo ha inquadrato come “disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione”, dandoti l’illusione che almeno ci sia lo spiraglio di una possibile soluzione, e invece niente.

Ma partiamo dall’inizio. Che cos’è il vaginismo? Una bella merda, a occhio e croce. A voler essere un po’ più tecnici, il vaginismo indica una contrazione involontaria della muscolatura vaginale, non riconducibile ad anomalie strettamente organiche. Questa contrazione rende doloroso, se non impossibile, il rapporto sessuale o qualsiasi attività sessuale che comporti la penetrazione (valga, in molti casi, anche le visite ginecologiche con l’utilizzo dello speculum). La percentuale si assesta tra il 5% e il 17%, raggiungendo percentuali maggiori in donne con disfunzioni sessuali (Spector I.P., Carey M.P. Incidence and prevalence of the sexual dysfunctions: a critical review of the empirical literature. Arch Sex Behav. 1990;19:389–408). In altri casi, la matrice biologica, tra cui ad esempio l’ispessimento dell’imene o l’ipertono dei muscoli del pavimento pelvico, possono provocare la fobia della penetrazione, dando il la a un tunnel di sofferenza da cui sembra impossibile uscire.

A peggiorare il tutto, come sempre, c’è il fatto che di vaginismo non se ne parla, è un tabù legato al fatto che una persona munita di vagina, quindi predisposta “naturalmente” alla penetrazione, possa non essere capace di assolvere alla funzione che le è più congeniale. In fondo, sei stata creata per essere penetrata, cosa c’è di più semplice? Veloce, sotto qualche colpo ritmato, e il gioco è fatto.

“Che c’è allora che non va in me?” Perché per quanto tu possa sentirti dire che non è un problema, che tutto si risolverà, o peggio ancora che basta stare calme e rilassarsi, sentirai sempre che in fondo la colpa è la tua e che non riuscirai mai a sentirti una donna completa, come tutte le altre. Questo è quello che mi sono ripetuta insistentemente per cinque lunghi anni della mia vita, ed è quello che mi ripetevano le voci che mi lavoravano da dentro, allontanandomi sempre di più da rapporti anche soltanto lontanamente soddisfacenti. Nel 2009, in un atto di eroico coraggio, ho cominciato a cercare su internet qualche spiegazione, o meglio ancora qualche consiglio che mi permettesse di capire che cosa mi stesse accadendo. Gli esperti parlavano di patologia, per cui mi sono decisa ad andare dalla ginecologa per ricevere le cure adeguate, come conviene ad ogni persona malata. “Non c’è nulla che non vada”, sono state le parole che nella buona fede della professionista di turno volevano sollevarmi, e che invece non hanno fatto altro che gettarmi in un vortice ancora più buio di incurabilità, perché di fatto non c’era nulla che dovesse essere curato o trattato. Ad eccezione della mia mente, dei miei nervi fragili, e di una serie di traumi di non definita natura da dover risolvere.

Per anni mi sono portata dentro l’idea di non essere una donna completa, quando incontravo qualcuno non mi era possibile nascondermi e allora, dopo averla tirata un po’ per le lunghe (che faceva sempre signorina a modo, capace di non cedere alla prima occasione) mi toccava parlare di me, del mio problema e dei miei disagi. Quello che per l’altro era una confidenza da accogliere con umana compassione, per me rappresentava un atto di violenza che rivolgevo a me stessa, a cui mi sentivo costretta da una condizione di cui io stessa ero causa.

Insomma, per tornare al discorso iniziale, il vaginismo è una bella merda, o almeno per me lo è stato. Magari per qualcun’altra può essere stata una fase temporanea risolvibile in poco, oppure con meno dispendio di energie e di senso di colpa. In ogni caso, perché è di questo che stiamo parlando, è una condizione assolutamente risolvibile e reversibile.

Come? Potrei partire con una lista di consigli e suggerimenti utili, ma probabilmente, se seguiste tutta la lista senza ritrovarvi alla fine con il risultato sperato, sarebbe peggio. Per cui, partendo dall’assunto di base per cui ogni corpo è differente, così come lo è ogni storia, proviamo ad aprirci a una serie di ipotesi che potrebbero aiutarvi, ma anche no.

È un fenomeno molto più comune di quello che pensiamo, e con questo non voglio rallegrarmi pensando che migliaia di persone nel mondo ne soffrono, però sentirci meno sole può aiutare nell’ingrato compito di sentirci meno sbagliate, uniche nella nostra tragicità. All’epoca, vedendo che il mondo intorno a me procedeva normalmente, credevo di essere l’unica ad avere questo problema, credevo che non avrei mai provato le gioie del sesso (perché culturalmente, il sesso è soltanto quello di tipo eteronormato e penetrativo) e soprattutto non mi sentivo libera di raccontarmi perché mi andava, e non perché fossi costretta a farlo. Parlatene, scoprirete che intorno a voi non è tutto un set da film porno, ma che ogni persona ha le proprie fragilità e insicurezze.

Il nostro corpo non è una macchina. Per quanto ci farebbe comodo avere a disposizione degli interruttori automatici, il nostro corpo reagisce ai cambiamenti emotivi, e così anche la nostra vagina. Per cui in situazioni di particolare disagio può capitare di “contrarsi” o “chiudersi” laddove ci si percepisca in pericolo, non sicure, o anche non fighe. E con questo veniamo al terzo suggerimento…

Conosci il tuo corpo. Cosa ti piace? Cosa ti eccita? Conosci la tua conformazione fisica o hai passato tutto il tuo tempo a raccontarti quanto fossi brutta e inadeguata? Forse è arrivato il momento di dedicarti un po’ a te stessa e soprattutto di comprendere che lo scopo non è quello di “sbloccarti” ma di comprendere quali strade percorre il tuo piacere, cosa ti rende felice e cosa può farti stare bene. Per molte donne la difficoltà maggiore è nella masturbazione, perché non sta bene, perché la sessualità femminile è oggettivamente meno sdoganata di quella maschile e per tantissimi altri motivi di cui parleremo poi in seguito, ma di fatto ci masturbiamo troppo poco. Se non lo fai, comincia a sperimentare, se lo fai potrebbe essere interessante masturbarsi in coppia, cominciare a favorire il partner o la partner nella scoperta e conoscenza del tuo corpo, o magari semplicemente per giocare e sperimentare forme alternative della vostra sessualità. Potrebbe aiutarti anche utilizzare del lubrificante.

See Also
See Also

Non c’è nulla che non vada in te. Veniamo al suggerimento più importante, che è anche quello più difficile da accogliere. Sei perfettamente normale, non c’è nulla che non vada e tutto si risolverà. Probabilmente è difficile da crederci, ma essendoci passata garantisco che è così. Ripetilo a cantilena, anche non credendoci, prima o poi mi darai ragione.

Sono il tuo corpo e la tua storia, possono capitare incidenti di percorso, soprattutto nella sessualità che è un terreno così complesso e con tante variabili al suo interno. Sii indulgente con te stessa.

Ricorda che il sesso si fa in due (o in tre, quattro, cinque, quanti vi pare), e che non sei l’unica responsabile di come andrà il rapporto. Ma sei responsabile del tuo piacere, ed è quello che conta più di ogni altra cosa. Sì, lo so, è forse un po’ egoista a dirsi, ma ogni tanto un po’ di sano egoismo fa sempre bene.

Mi auguro che questi suggerimenti possano tornare utili, ricordando sempre che intraprendere un percorso per districare le trame del nostro vaginismo è anzitutto un atto d’amore che dobbiamo concedere a noi stesse, il resto verrà da sé. Buona strada!

What's Your Reaction?
Excited
0
Happy
0
In Love
0
Not Sure
0
Silly
0
View Comments (0)

Leave a Reply

Your email address will not be published.

© 2020 Queer Magazine

Scroll To Top