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Alla scoperta dei gay per Trump

Alla scoperta dei gay per Trump

Il 3 novembre le cittadine e i cittadini degli Stati Uniti d’America voteranno per eleggere il Presidente che avrà l’onore e l’onere di guidare il Paese natio di Britney Spears per i prossimi 4 anni.
Abbiamo deciso di porci una domanda apparentemente banale: esistono persone LGBTQI+ che hanno votato e voteranno per Donald Trump? Ovviamente sì, gli elettori LGBTQI+ pro-Trump esistono.
Per provare a tracciarne l’identikit e per fare un bilancio dei 4 anni di Trump alla Casa Bianca e del suo rapporto con le tematiche LGBTQI+ abbiamo intervistato Emanuele Monaco, dottore di ricerca in storia contemporanea esperto di storia delle relazioni atlantiche. Potete leggere ciò che scrive sugli USA per Jefferson – Lettere sull’America e per C’era Una Volta l’America – CISPEA.

Partiamo dall’elettore medio LGBTQI+ pro-Trump…

Sorprenderà molto chi associa all’elettore LGBTQI+ di Trump una figura necessariamente ai margini o comunque problematica, ma se analizziamo i dati dei sondaggi realizzati da GLAAD relativi all’elettorato arcobaleno scopriamo che il 17% di chi si dichiara LGBTQI+ intende votare per Trump.
Parallelamente abbiamo un supporto del 76% per Joe Biden e per il Partito Democratico, che ovviamente prevale nettamente.

Nel tuo articolo per Jefferson hai spiegato quanto l’elettorato LGBTQI+ per Trump sia in qualche modo variegato e distinguibile in vari gruppi.

Indubbiamente ci sono delle figure ideologicamente più estremiste, tutti uomini gay cisgender bianchi, che associano la propria omosessualità alla celebrazione di essere uomo e ad un tentativo di proiezione di una forte mascolinità, di una virilità quasi stereotipata, portata agli eccessi e caricaturale. Questi individui rinnegano la cultura gay, non si sentono assolutamente parte della comunità LGBTQI+, che anzi viene stigmatizzata e in certe declinazioni finanche odiata, esprimendo posizioni apertamente transfobiche.
Il loro essere gay si accompagna a caratteristiche proprie dell’estrema destra, dall’antisemitismo alla misoginia, portando a escludere qualsiasi richiesta o riconoscimento di diritti civili e sociali al di fuori da ciò che risulta tradizionale e legato al mondo della famiglia e della religione.
Questa parte però è obiettivamente minoritaria sia nella comunità LGBTQI+ pro-Trump sia nella destra estrema “tradizionale”, infatti sono pochi i gruppi di suprematisti che includono uomini gay e li invitano ad intervenire e partecipare agli eventi del suprematismo. La presenza di uomini gay affiliati all’estremismo di destra in qualche modo emula un filone già presente nel suprematismo bianco europeo da tempo. Anche in Europa, soprattutto nell’ultimo decennio, è nata questa “strana connessione” tra alcuni gruppi e partiti della destra radicale, come AfD in Germania, e il tentativo di attirare nuovi pezzi di elettorato ponendo l’accento sui pericoli di una presunta “invasione islamista” per le persone gay.

Però esiste anche un elettorato LGBTQI+ per Trump che potremmo definire “moderato”?

Esatto, questa seconda tipologia è sicuramente più numerosa. Tendenzialmente questi elettori fanno riferimento ai Log Cabin Republicans, ovvero il gruppo ufficialmente legato al partito repubblicano che supporta i diritti LGBTQI+. Di recente hanno anche lanciato la campagna Outspoken, con l’obiettivo di raccontare (a detta loro) il lavoro dell’amministrazione Trump in favore delle persone LGBTQI+.

Vari membri dei Log Cabin hanno fatto anche parte della campagna Trump Pride, evidentemente più incentrata sulla figura del presidente, che però nel pratico si è tradotta in soli due eventi. Uno a Phoenix (Arizona) di business leader LGBTQI+ e l’altro a Tampa (Florida) dove è intervenuta anche Tiffany Trump. In questa seconda occasione la figlia del presidente ha tenuto un discorso in cui ha confermato il grande sostegno di Donald Trump per la comunità LGBTQI+. C’è stata molta ironia sui social, fra meme e caricature, anche perché Tiffany Trump non è riuscita a pronunciare correttamente neanche la sigla LGBTQI+ e ha casualmente dimenticato proprio la lettera T.

Ma chi è il Log Cabin Republican?

Sicuramente non è un single issue voter, cioè non vota in quanto membro della comunità LGBTQI+. Vota repubblicano perché magari lo è da sempre. È un elettore che sceglie di chiudere un occhio rispetto alla piattaforma politica del partito, che è identica a quella del 2016, in cui il matrimonio continua ad essere ammissibile soltanto tra uomo e donna. I Log Cabin dicono sempre di sperare in un cambiamento di tale piattaforma durante le convention del partito, ma non c’è stato alcun mutamento in tal senso.

È chiaramente un elettore che crede molto in un governo repubblicano, un esecutivo non così tanto presente nelle vite dei cittadini, rispettoso della libertà personale e di impresa e orientato verso una maggiore indipendenza dei singoli stati. I Log Cabin Republicans spesso fanno parte della business community, hanno imprese e attività che hanno ricevuto grossi sostegni economici dall’amministrazione Trump, soprattutto per quanto riguarda la riduzione delle tasse.

Probabilmente sono elettori che guardano anche con sospetto agli episodi di violenza avvenuti in seguito alla morte di George Floyd e alle proteste di Black Lives Matter. È un elettorato impaurito dalla sinistra del partito democratico e che magari è anche contrario all’immigrazione. Insomma, siamo dinanzi a persone che appoggiano tutti i punti programmatici repubblicani (o comunque la maggior parte) e che quindi votano convintamente per tale partito.


In ogni caso stiamo parlando, nella stragrande maggioranza dei casi, di maschi bianchi omosessuali cisgender giusto?

Sì, l’elettorato gay repubblicano tendenzialmente proviene dal segmento in cui Trump è molto popolare, cioè quello degli uomini bianchi.

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In questi anni abbiamo assistito ad una tensione molto forte sui diritti delle persone trans. Non soltanto per la decisione presa da Trump sul cosiddetto Trans Military Ban, ma anche perché Trump aveva inizialmente ottenuto il sostegno anche di una persona trans molto famosa negli USA come Caitlyn Jenner. Ci aiuti a fare chiarezza su questo punto?

Caitlyn Jenner nel 2016 ha sicuramente supportato e votato Trump, scelta che ha avuto grande risonanza in virtù della celebrità del personaggio. Però ci sono state anche persone trans non altrettanto famose, ma politicamente schierate per Trump in modo eloquente, come ad esempio Jennifer Williams. Lei è stata delegata per il New Jersey alla convention repubblicana del 2016 e a margine di quella occasione ha pronunciato un discorso che ci aiuta a comprendere un po’ meglio chi siano gli elettori LGBTQI+ per Trump. Secondo Williams esiste un certo tipo di elettore LGBTQI+ che sta guardando un po’ oltre il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere, dando per scontata la vittoria culturale e legislativa del matrimonio egualitario (ottenuta dinanzi alla Corte Suprema). Il matrimonio egualitario viene preso come dato incontrovertibile e a breve (sempre nel ragionamento fatto da Williams nel 2016) ci saranno anche protezioni adeguate per le persone LGBTQI+ in ambito lavorativo. Quindi il singolo elettore adesso può permettersi di votare davvero per chi vuole, senza focalizzarsi sul singolo tema dei diritti LGBTQI+.

Dopo gli anni d’oro del trumpismo, 2016 e 2017, molte persone però hanno cambiato idea.

Sì, per esempio Caitlyn Jenner ha ammesso pubblicamente di aver commesso un errore nel supportare Trump. Bisogna partire dal presupposto che durante la convention del 2016 Trump aveva detto che avrebbe protetto la comunità LGBTQI+ anche all’estero e questa frase è stata usata dai Log Cabin Republicans per dipingere Trump come presidente più friendly della storia americana. Un altro tema importante è stato l’accordo tra amministrazione Trump e case farmaceutiche sulla distribuzione di farmaci per HIV e AIDS. Su questi due episodi è stata costruita una narrazione abbastanza roboante, ma poco veritiera.
Basti pensare alle leggi contro la comunità trans che Trump ha presentato e ha provato a far passare in più modi, oppure alle alleanze internazionali di Trump con leader apertamente omofobi come Bolsonaro, Putin oppure il presidente polacco Duda.
Anche a causa delle posizioni apertamente anti-LGBTQI+ dell’amministrazione Trump diversi dirigenti dei Log Cabin Republicans, tra cui la chairwoman Sarah Longwell, hanno rassegnato le dimissioni nel 2019 e successivamente hanno annunciato che voteranno per Biden. Longwell in particolare ha lasciato i Log Cabin Republicans dopo che il gruppo ha pubblicamente appoggiato Trump (cosa che il gruppo non aveva fatto nel 2016) con un editoriale di endorsement sul Washington Post.

Parliamo adesso del vicepresidente Mike Pence, che ha una storia decennale di posizioni nettamente omofobe e transfobiche. Secondo te qual è stata la sua influenza sulle politiche dell’amministrazione Trump in questo ambito?

Le posizioni discriminatorie di Mike Pence sono ben note. Possiamo descriverlo come il vero rappresentante “permanente” del partito repubblicano all’interno dell’amministrazione. Trump ha sicuramente un rapporto con le persone LGBTQI+ preesistente al suo impegno politico. Pence invece ha un rapporto strettissimo con l’elettorato bianco evangelico, che su questo tema ha posizioni ideologiche molto dure. Evidentemente molte azioni dell’amministrazione Trump, soprattutto quelle contro le persone trans, vengono da lì. Questo approccio si inserisce chiaramente nella storia decennale del rapporto fra persone LGBTQI+ e il Partito Repubblicano, che non ha mai assunto posizioni più libertarie sulla sessualità e anzi si è spostato sempre di più verso una base elettorale evangelica, conservatrice e contraria ai diritti civili. Pence viene direttamente da quella tradizione repubblicana.

Veniamo agli ultimissimi giorni di campagna elettorale e parliamo della nomina di Amy Coney Barrett alla Corte Suprema.

La giudice Barrett viene da una scuola giuridica ben precisa, quella del textualism, e sicuramente è diventata “famosa” per le sue posizioni di chiusura netta rispetto ai diritti riproduttivi delle donne. Va detto, inoltre, che in passato ha fatto parte di numerosi gruppi religiosi cattolici, tra cui People of Praise, con visioni reazionarie su un ventaglio di temi abbastanza ampio, dai diritti civili alle riforme del sistema sanitario.
Ovviamente Amy Coney Barrett non potrà utilizzare apertamente la propria fede per prendere decisioni contrarie ai diritti LGBTQI+, ma sicuramente possiamo aspettarci un utilizzo della visione originalista/testualista per opporsi a qualsiasi ampliamento dei diritti civili. Qualora i democratici dovessero riuscire a ottenere una maggioranza dei seggi anche al Senato (e a confermare la maggioranza attuale alla Camera dei Rappresentanti) vedremo come i gruppi conservatori presenteranno innumerevoli ricorsi contro qualsiasi tentativo legislativo di introdurre maggiori tutele dei diritti LGBTQI+.

In uno scenario simile vedremo all’opera la maggioranza conservatrice della Corte Suprema che Mitch McConnell ha costruito per il partito repubblicano in questi anni e che risulta essere certamente il lascito politico più importante e duraturo dell’amministrazione Trump. È opportuno precisare che questa grossa influenza in ambito giudiziario non si ferma soltanto alla Corte Suprema, perché nei quattro anni di amministrazione Trump è stato nominato anche un gran numero di giudici conservatori nelle corti federali. E proprio le corti federali giocano un ruolo importantissimo per i casi relativi ai diritti civili.

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