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Kpop dalla A alla K

Kpop dalla A alla K

Plavia
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Se hai cliccato su questo articolo, i motivi saranno principalmente due:  uno, il k-pop è la tua ragione di vita;  due, non ne sai proprio nulla e non vuoi fare più brutte figure in chat su WhatsApp quando ti nominano i BTS. Qualunque sia la scelta, ecco l’ennesima semplice guida dalla A alla K sul Korean-Pop, la variegata industry musicale più redditizia degli ultimi anni, e sulle sue dinamiche più interessanti.

A – Academy: nel caso di questi cantanti e ballerini, non esiste il vecchio mito del sono stata notata dal talent scout/ho caricato le cover su YouTube. Selezione, traininge rifinitura: è questo il diabolico processo delle case di produzione che ogni anno provinano e reclutano talenti di belle speranze, li fanno allenare giorno e notte a cantare e a ballare per anni in specifiche scuole, e poi confezionano a tavolino le band da promuovere, combinando al meglio i cosiddetti ‘idol’.

B – Blackpink/BTS: i nomi delle due bandk-pop dalla fama planetaria che hanno polverizzato ogni record in termini di classifiche, copertine, presenza social e popolarità. Si distaccano da tutti gli altri perla loro affabilità percepitagrazie ai loro profili social e allo stile comunicativo, e per una forte sintonia tra i componentistessi (volutamente?) dimostrata tra interviste e show.

C – Coreografia: l’allenamento fisico e la resistenza sono elementi chiave nella formazione e nel successo delle band. Tutti i membri sanno perfettamente come sincronizzarsi in coreografie esplosive e, come diremo a seguire, ce n’è sempre almeno uno/a che spicca più degli altri in ogni formazione.

D – Documentari: il catalogo Netflix soddisfa la nostra sete di curiosità con due contenuti originali “Blackpink – Light Up The Sky”e “In poche parole – K Pop”. Dalla visione del primo memorizzamo informazioni agghiaccianti come i ritmi militareschia scuola di ballo e canto prima di diventarepopstar mondiali, mentre dalla visione del secondo scopriamo le origini del fenomeno. Da vedere!

E – Esemplarità: niente droga, alcool, storie d’amore o scandali. Ogni idolo della band deve risultare devoto esclusivamente ai propri fan. Tuttavia, questi beniamini firmano contratti rigidissimi che vincolano ogni aspetto della loro esistenza, just in case.

F– Fisiognomica: in Corea del Sud la disciplina che deducei caratteri psicologici di una persona analizzandone l’aspetto fisico a partire dai lineamenti del volto (fisiognomica, appunto) va fortissima. È dunque paradossale se pensiamo che i volti degli idol sono tutti molto simili tra loro, quasi indistinguibili (corpi esili, pelle di luna, occhi grandi). Nell’obiettiva gradevolezza dei loro lineamenti statvirtus.

G – GangnamStyle: nel 2012 tutti noi siamo stati martellati (traumatizzati?) da questa canzone micidiale, la prima al mondo a raggiungere UN MILIARDO di fottute views su YouTube. È la definitiva consacrazione mondiale per il K-pop, oltre al lasciapassare per campare di rendita per sempre, caroPsy (il cantante -NDR).

H – Holland: il primo idol a dichiararsi apertamente omosessuale sin dagli esordi, in un contesto non inclusivo e poco sensibile a tematiche LGBTQ+ come la Corea del Sud. Una scommessa vinta, a giudicare dai numeri di streaming e seguaci. Una curiosità: il suo nome d’arte è un omaggio all’Olanda, prima nazione ad aver legalizzato il matrimonio omosessuale.

I – Inglese: le band sono un prodotto glocal, ben radicato nel territorio d’origine ma di dichiarata aspirazione internazionale. Lo dimostrano le intere strofe in inglese nei testi coreani, le azzeccate collaborazioni (Gaga con Blackpink, ad esempio),e i nomi stessi delle band, scelti per facilitare la comprensione e la pronuncia anche all’estero.

J –J Pop: tra il Giappone e la Corea non corre buon sangue, e difatti tra il Japan Pop e il Korean Pop le differenze non sono poche.L’estetica è completamente diversa (diversità in Giappone, univocità in Corea), l’influenza musicale internazionale risulta minore nel J Pop, e la comunicazione nipponica in generaleè più chiusa e locale. Ne parleremo in un’altra guida? Forse. 

K – Korea: c’è da aggiungere altro?

L – Legge: nel 1999 lo Stato della Corea del Sud promulgò una legge per devolvere l’1% del bilancio statale all’industria culturale. Il concetto alla base è semplice: la musica e la cultura d’esportazione come leva per risollevare l’economia stessa. L’attuale indotto dell’industria non fa che confermare questa tesi, attestandodi fatto la Corea del Sud come l’ottavo mercato musicale al mondo per grandezza e redditività.

M – Moda: subito dopo la coppia Al Bano & Romina, in termini di popolarità nel mondo c’è il binomio Musica&Moda. Le k-popstar lanciano tendenze, diventano volti di marchi famosi in tutto il mondo, ispirano stilisti di alta caratura.La chiave del loro successo è la combinazione di stili, colori e accessori ai limiti del pacchiano. Occhio ai capelli: le tinte coloratissime degli idol cambiano come l’umore di Margherita Buy.

N – Numeri: il numero minimo dei membri di un gruppo K-pop è di 4 persone, ma si è arrivati anche a V-E-N-T-I-T-R-E (vi presento i Neo Culture Technology – NCT). Questo per rappresentare e abbracciare più sotto nicchie possibili.

O – Ombre: non tutto luccica in terra d’Oriente. Sì perché i recenti suicidi di alcuni membri dello star system coreano (vedi Kim Jong-hyun degli Shinee, Sulli e GooHara) hannoportato alla luce il tema della depressione, della pressione sociale, e del cyberbullismo di cui sono spesso vittime gli artisti.Purtroppo, il tema della salute mentale rimane tuttora un tabùculturale.

P – PIL: la Corea del Sud è la dodicesima economia più potente del mondo. In questo scenario, si calcola che i soli BTS con le loro attività abbiano contribuito a circa lo 0.3 del Pil dell’intero paese. Roba che neanche la Ferrero coi suoi Nutella Biscuits, probabilmente.

Q –Qualità: il pop locale nasce palesemente per essere venduto e consumato velocemente da un pubblico preadolescenziale, poggiandosi oltretutto su un format (la boyband ogirlband) che già di per sé non gode di ottima stima, tranne qualche eccezione. Se per qualità intendiamo eternità e iconicità dei brani nel tempo, probabilmente non ci siamo.

R – Ruoli: come in ogni band che si rispetti, esistono ruoli da interpretare o con cui giocare, e a noi pubblico piace affezionarci ad un componente o ad un altro. Anche in questo caso c’è la mascotte del gruppo, il ballerino più bravo, il leader, il rapper e così via. Con gli stereotipi, passa la paura.

S – SeoTaiji& Boys: trio hip hop stile New Kids On The Block che debutta in TV nel 1992, e che dà origine all’ondata culturale coreana presentando una canzone che non è né patriottica né sentimentale (le uniche due cifre stilistiche concesse dallo stato sino a quel momento). Il resto lo fanno le brillanti coreografie da b-boys, un efficace look modaiolo, e l’addio alle scene qualche anno dopo all’apice della carriera, diventando immortali nell’immaginario collettivo.

T – Teaser: come il cinema, anche la musica si avvale di questa tecnica capace di generare attese spasmodiche.Su Reddit si elencano addirittura i teaser che effettivamente sono sembrati migliori delle canzoni stesse: “DNA” dei BTSsembrerebbe uno di questi.

U– Umiltà: spontanea o comandata che sia, è uno dei valori delle popstar coreane, che non a caso con il proprio pubblico si dimostrano sempresemplici e affabili. L’esatto opposto delle viziate stelle della musica che siamo abituati a vedere.

V – Video: elemento chiave del successo k-pop, il videoclip deve essere elaboratissimo e scenico. Colori, costumi, effetti pirotecnici, multi versioni in base alla lingua del paese in cui si vuole sbarcare. Chi più ne ha, più ne metta.

W – Web: è il web ad aver amplificato il successo del pop coreano, o viceversa?La strategia delle case discografiche sul copyright non è mai stata ferrea, per cui la sua accessibilità (che passa per la rete)non ha fatto altro che favorirne la diffusione in tempi rapidissimi.

Y – YG Entertainment:una delle quattro case di produzione del K-pop, vere e proprie fabbriche d’oro. È molto famosa perché tra i suoi fondatori c’è proprioun membro di SeoTaiji& Boys. Per la cronaca, oltre a questa annoveriamo anche la JYP Entertainment, la SM Entertainment e la Big Hit.

Z –Zoo di 105: concludiamo con una chicca tutta italica. A luglio il noto programma radiofonico polemizza sulla qualità della musica dei BTS in diretta. Finita qua? Macché. Il testo del loro discorso tradotto fa il giro del mondo, l’armata dei fan lancia addirittura l’hashtag dedicato #RADIO105IsOverParty che vola in tendenze, putiferio, post ovunque.

Tutto chiaro? Partiamo per la Corea?

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