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Nel nome del feto (e contro le donne)

Nel nome del feto (e contro le donne)

Federica Di Martino

La Costituzione è donna, è il motto che da giovedì scorso imperversa nelle migliaia di piazze polacche, in segno di protesta per la sentenza del Tribunale costituzionale a Varsavia in materia di diritto alle pratiche abortive.

La Corte Costituzionale polacca, infatti, ha stabilito che l’aborto in caso di malformazioni del feto sia una violazione della Costituzione. Una importante battuta d’arresto per i diritti riproduttivi, che assume un peso ancora maggiore in un Paese come la Polonia, che ha una delle normative più restrittive d’Europa in materia di aborto, seconda soltanto a Malta, dove il diritto all’aborto è ancora oggi vietato.

Con una legge approvata nel 1993 in Polonia l’aborto era possibile in caso di pericolo di vita imminente per la madre, stupro, o malformazioni fetali. Considerando che più del 98% degli aborti vengono effettuati per questo motivo (come riportato dall’agenzia Reuters), di fatto in Polonia si sta vietando a quasi tutte le donne di poter accedere alle procedure abortive. La sentenza di queste ore è il frutto di riforma giudiziaria messa in atto dal partito di estrema destra che è attualmente al governo, Diritto e Giustizia (PiS), guidato da Jarosław Kaczynski, che già negli scorsi anni si era fatto promotore di crociate contro i diritti riproduttivi.

Già lo scorso aprile il partito Diritto e Giustizia, sostenuto da un gran numero di associazioni anti-choice, aveva presentato una bozza di legge in Parlamento dopo aver raccolto più di 100 mila firme. Il dietrofront è arrivato in seguito alle massicce proteste di massa del movimento transfemminista. Ricordiamo inoltre il “lunedì nero” contro l’introduzione in Polonia del divieto totale di aborto, con migliaia di ombrelli aperti in segno di protesta. Stavolta, purtroppo, sembra delinearsi uno scenario differente, anche a causa delle stringenti limitazioni per l’emergenza sanitaria in corso. Durante la scorsa notte, la protesta si è spostata nel quartiere Zoliborz, dove abita il leader conservatore. Bloccati dalla polizia, ai manifestanti sono stati strappati gli striscioni e successivamente sono stati dispersi coi lacrimogeni. In seguito 15 persone sono state fermate e alcune centinaia sono state denunciate alle autorità sanitarie, per aver violato le misure anti-Covid.

L’inferno dei viventi è qui, è oggi, ha sede nei nostri uteri ed è ora che l’Europa si imponga per garantire un diritto fondamentale per ogni persona, quello di poter decidere in materia di salute riproduttiva e di poter essere tutelata e sostenuta dal sistema nazionale. Secondo le organizzazioni femministe tra le 100mila e le 200mila donne ogni anno ricorrono ad aborti clandestine o sono costrette a spostarsi all’estero per accedere all’aborto legale.

Non ci gireremo dall’altra parte, né per la Polonia, né per alcun paese civile degno di questa attribuzione. E se oggi faremo finta che nulla stia accadendo, saremo ancora complici di un mondo di ineguaglianze e disparità.                       

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