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Il Coming Out è la grande rivoluzione dei nostri tempi

Il Coming Out è la grande rivoluzione dei nostri tempi

Gianmarco Capogna
lgbtqi pride

«Nell’origine stessa dell’espressione è implicita una duplice dichiarazione: alla società dei “normali” e a quella dei “simili”. La seconda coincide con l’impegno ad assumere un’identità.»

Paolo Zanotti “Il gay, dove si racconta come è stata inventata l’identità omosessuale”, Fazi editore 2005, pag. 79.

In una società che è ancora strettamente ancorata a stereotipi e pregiudizi fondati sulla morale patriarcale ed eterosessuale, uscire fuori dall’armadio (la traduzione letterale di coming out of the closet, dove l’armadio raffigura simbolicamente il nascondiglio) rappresenta un gesto di grande coraggio; un passaggio anzi IL passaggio della vita di ogni persona LGBTQI+ che è quanto di più personale e allo stesso modo pubblico che possa essere. La decisione di dichiarare ufficialmente il proprio orientamento sessuale e/o la propria identità di genere troppo spesso non è una cosa semplice perché rappresenta un grande salto nel vuoto da cui non si può tornare indietro.

Ogni storia di coming out è diversa e allo stesso tempo speciale. Non esistono tempi prestabiliti né, tanto meno, modelli o percorsi replicabili: ognuno vive il proprio dichiararsi in modo personale ma alla fine, quando trova il coraggio di lanciarsi, scopre che dall’altra parte c’è la felicità di non doversi più nascondere e di poter vivere se stessi alla luce del sole. Non siamo mai sbagliati, anche se spesso ci fanno credere di esserlo, saremo amati, anche se viviamo nella paura di non essere mai accettat*, ci ameremo in primis noi stessi guardandoci allo specchio.

Per tutti questi motivi, indipendentemente da quale sia il percorso e la modalità che ci portano a dichiararci LGBTQI+, il coming out rappresenta, in ogni caso, uno dei più grandi gesti rivoluzionari dei nostri tempi. È un atto di coraggio e di amore: ci mostriamo orgogliosi per quello che siamo, accettiamo di dichiararci pubblicamente comprendendo che le nostre identità sono anche strumento di rivendicazione politica. Liberarsi dalle catene del pregiudizio porta alla felicità ed è per questo che il coming out è allo stesso momento un atto di visibilità e di coraggio che unisce la nostra dimensione più intima con quella della relazione, con se stesso e con gli altri.

È una rivoluzione che ognuno affronta quando è pronto a farlo e nessun* potrà o dovrà mai giudicare le esperienze di coming out degli altr*. “La vita non è una competizione, non esiste il momento giusto per fare coming out” ricorda Arcigay nel lancio della campagna per il #ComingOutDay, che ogni anno si celebra l’11 ottobre e che per il 2020 punta a raccogliere e raccontare storie diverse di coming out.

Questo vale per le esperienze delle persone LGBTQI+ comuni che vivono intorno a noi sia per i personaggi pubblici il cui uscire fuori dall’armadio assume i connotati di una visibilità ancora maggiore che può aiutare e incoraggiare anche chi non ha ancora trovato quel coraggio. Basta pensare all’impatto del dichiararsi di Tiziano Ferro, Ricky Martin, Ellen Page, Tom Daley, Nicole Bonamino (prima sportiva italiana ad aver dichiarato di essere lesbica), Eva Grimaldi, giusto qualche esempio. Se ne potrebbero citare tanti altri anche andando indietro nel tempo: Freddy Mercuri, Elton John, Luchino Visconti, Billy Holiday, ecc.

Possiamo anche far riferimento al recentissimo coming out di Gabriel Garko che tanto ha fatto discutere e che, però, nel frattempo, ha anche squarciato il velo di un certo mondo tra cinema e TV che imprigiona chi ne fa parte obbligando a seguire un codice completamente eteronormato e spesso, quasi anacronistico rispetto ai tempi e alla società che cambia intorno a noi. Se ne è parlato tanto e probabilmente ancora se ne parlerà. Si è discusso dei tempi, dei modi, della trasformazione del coming out in un momento di showbiz. Ognuno sarà in grado di trovare la sua chiave di lettura, ricordiamoci solo che non c’è un unico modo di vivere e fare coming out e che esso stesso è un atto di visibilità. Garko lo ha portato avanti nel suo mondo, quello televisivo, forse anche usando quello stesso mondo che per anni lo ha obbligato a vivere una vita che non era la sua.

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Per questo, ma anche per tutti gli altri, chi siamo noi per giudicare il coming out?

Ci sono tanti, infiniti, modi per essere rivoluzionari con il proprio corpo, la propria identità, la propria visibilità, e sono tutti altrettanto validi. La cosa importante e fondamentale è che queste storie, tutte diverse, riescano ad intrecciarsi in una narrazione capace di scardinare dei modelli sociali e culturali che imprigionano le persone LGBTQI+ in vite che non sono le loro. Mentre la nostra arma più forte è l’essere liber*, fier*, felic*.

Buon #ComingOutDay a tutte, tutti, tutt*!

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