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L’estate del mondo nuovo: non ci resta che ballare

L’estate del mondo nuovo: non ci resta che ballare

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E la chiamano estate, questa estate senza praticamente tutto quello che la rende tale. Sì, ok: ci sono i tormentoni, c’è il caldo afoso, c’è il mare. Ma davvero vogliamo far finta di nulla e raccontare a noi stessi la balla che si tratta di un’estate come tutte le altre? È l’estate della pandemia, l’estate delle mascherine, l’estate senza contatti fisici. Non ci saranno le formazioni laocoontiche di corpi sudati a ballare in riva al mare a tutte le ore del giorno e della notte, probabilmente non ci sarà neppure la tradizionale promiscuità estiva, fatta di amorazzi al chiaro di luna e infatuazioni ormonali che per un paio di mesi ci sembreranno gli amori più grandi della nostra vita.

È un’estate diversa, quella che stiamo vivendo, e su questo non c’è il minimo dubbio. È l’estate del new normal, del timido riaffacciarsi di una parvenza di quotidianità. Niente vacanze da sogno all’altro capo del mondo, anche se resiste un manipolo di scavezzacollo che non rinuncerà neppure in questa occasione alle instagrammabili isole greche.

È l’estate del reinventarsi, dell’arrangiarsi e della faticosa costruzione di una nuova normalità. La diffidenza tra esseri umani mascherinamuniti è evidente. Non ci si tocca, ci si saluta con una strusciata di gomito, anche se fino allo scorso anno, di questi tempi, prima di conoscere il nome del nostro interlocutore magari avevamo già fatto lingua in bocca per qualche ora.

È un’estate da pionieri, da sopravvissuti, da esploratori timidi di un pianeta nuovo. È un’estate di esasperazioni sociali, di proteste, di crisi economica, di un’umanità sconosciuta che ricomincia timidamente a riannusarsi. È un’estate di ansie e incertezze. Ma è pur sempre estate.

E per rimettere il naso fuori dai bunker emotivi che abbiamo costruito in fretta e furia in questi mesi di pandemia, è necessario viverla nel modo più naturale possibile. Con tutte le accortezze del caso, per carità, ma recuperando un po’ di leggerezza, di effimero divertimento, di accaldata promiscuità.

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Per molti di noi sarà l’estate più assurda e complicata di sempre, l’estate delle vacanze alla ricerca di posti poco affollati, a riprova del fatto che il distanziamento sociale è diventato distanziamento emotivo e persino sessuale. Quanti di noi avranno il coraggio di fare l’amore in spiaggia con perfetti sconosciuti incontrati poco prima a un falò o in un locale vista mare? Fossimo meno responsabili di quanto siamo in realtà, vi inviteremmo a infischiarvene e a vivere come se la pandemia fosse solo un brutto sogno, la sceneggiatura di un film apocalittico di Roland Emmerich. E invece forse è il caso di rallentare davvero, in quest’estate bizzarra e straniante. Forse è il caso di sfruttare questa bella stagione per costruire un mondo nuovo e soprattutto un nuovo approccio all’altro da sé. La musica stupida ma efficace, costruita in laboratorio per diventare un tormentone, c’è anche quest’anno. Non è detto che sia un bene ma almeno possiamo aggrapparci a una certezza, a una consuetudine pre-Covid. Possiamo replicare goffamente i passi della coreografia di Karaoke di Amoroso e Boomdabash, possiamo rituffarci nelle atmosfere del Ciclone con Elodie e Takagi & Ketra, possiamo persino unirci al duo superkitsch formato da Elettra Lamborghini e Giusy Ferreri o a quello più social e paraculo di Baby K e Chiara Ferragni.

C’è rimasta la musica, dunque. Tutto il resto è diverso, è cambiato o addirittura è sparito. Torneremo a fare l’amore in riva al mare, questo è sicuro. Ma per adesso non ci resta che ballare.

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