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Gli “anni amari” di Mario Mieli, un genio a cui dobbiamo molto

Gli “anni amari” di Mario Mieli, un genio a cui dobbiamo molto

Nicholas Vitaliano

Gli Anni Amari, film di Andrea Adriatico sulla vita di Mario Mieli, è uscito, finalmente, giovedì 2 luglio. L’esordio nelle sale, purtroppo rimandato causa Covid, era stato programmato nell’anniversario del suicidio di Mieli, avvenuto il 12 marzo del 1983, quando non aveva ancora compiuto 31 anni.

Il film è sicuramente riuscito, merito di un ottimo cast, a partire da un Antonio Catania in splendida forma che interpreta il padre di Mario. Il protagonista, Nicola Di Benedetto, è al suo esordio cinematografico. Sicuramente di talento, in questo film Di Benedetto è parso, per lo meno in alcuni punti della trama, un po’ sovrastato dalla figura scomoda e pesante che si è trovato a interpretare. Sicuramente misurarsi con la grandezza di un intellettuale come Mieli, che è stato anche, oltre che un fine scrittore, una persona di un’esuberanza provocatoria spesso oltre i limiti non deve essere stata un’impresa facile.

Merito di Adriatico è proprio quello di aver portato a conoscenza del grande pubblico una storia che in pochi conoscevano nei dettagli. Spesso Mieli viene ricordato esclusivamente per alcune citazioni relative alla sessualità infantile estrapolate (spesso a caso) da Elementi di Critica Omosessuale, la sua tesi di Laurea in Filosofia alla Statale di Milano, diventata poi un volume edito da Einaudi nel 1977, nonché la Bibbia per larga parte del movimento omosessuale. Di fatto, Mieli è uno dei principali intellettuali ad aver fornito, pioniere in Italia, un grande contributo agli studi di genere, teorizzati per lo più, nel suo caso, in chiave marxista. Mieli sosteneva una vera e propria liberazione sessuale in chiave anti-capitalista, ritenendo il sistema economico contemporaneo causa di una società intrinsecamente e pervicacemente omofoba.

Una storia tormentata, tormentatissima quella di Maria, come amava farsi chiamare, sostenendo che non siamo maschi o femmine, ma maschi E femmine. Nato a Milano da una famiglia borghese, papà ebreo e imprenditore tessile, Mieli manifesta già dagli anni della sua adolescenza la sua ribellione e la voglia di scandalizzare i benpensanti. Viaggia molto tra l’Italia, Londra e Amsterdam, si unisce al primo nucleo del FUORI!, manifestando e interrompendo il Congresso internazionale di Sessuologia in corso a Sanremo nel 1972, la prima vera e propria manifestazione per i diritti degli omosessuali, contro le dottrine medico-psichiche imperanti all’epoca che classificavano l’omosessualità come devianza e malattia. Si allontana poi dal FUORI! ritenendo sbagliato portare le legittime rivendicazioni all’interno di una piattaforma politica (quella radicale, in quel caso), fondando quindi i COM, Collettivi Omosessuali Milanesi.

Nel film viene riprodotto molto fedelmente anche il Festival del Proletariato Giovanile, svoltosi al Parco Lambro nel 1976, con un Mieli più battagliero che mai, oltre che la contestazione a Dario Fo, a Bologna, nel settembre del 1977. Non mancano poi l’abuso di droghe, i ricoveri nelle cliniche psichiatriche, il travestitismo (Maria vestiva prevalentemente abiti femminili, rivendicando la sua contestazione verso le categorie di genere), la transessualità, la psicanalisi freudiana, la passione per l’esoterismo, la depressione, la solitudine, la fine della sua relazione con Umberto Pasti, anche lui futuro scrittore (ruolo assegnato da Adriatico allo splendido Tobia De Angelis), il suicidio avvenuto in maniera atroce, con la testa infilata nel forno di casa sua, a Milano.

E c’è spazio anche, ovviamente, per l’ostruzionismo della famiglia (padre e fratello primogenito soprattutto) verso la pubblicazione del romanzo autobiografico Il risveglio dei faraoni, per fortuna recuperato da Pasti e dalla fidatissima Mariagrazia Marc De’ Pasquali ed uscito postumo nel 1994.

Ma Gli Anni Amari è anche un film che racconta il rapporto tra madre e figlio, difficile, complesso, ma pieno di vero amore, nonostante Liderica Salina Mieli (interpretata magistralmente da Sandra Ceccarelli) oscilli tra la disperazione, la comprensione, la rabbia e la difesa, spesso sottotraccia, di una figlia così lontana dalle convenzioni sociali comuni per gli anni ’70 in Italia. In particolare, risulta quasi disturbante la telefonata che nel film Mario fa alla madre, di notte, chiedendole se abbia mai ingerito e assaporato dello sperma.

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La colonna sonora è azzeccata, da Rumore di Raffaella Carrà a Darling e Polisex di Ivan Cattaneo (altro grande amico di Mieli, nel film impersonato da Davide Merlini), anche se presente prevalentemente nella seconda parte del film: la prima risulta più “fredda” da questo punto di vista, ed è un peccato.

Scrittrice, attrice, intellettuale, artista, paroliera, pensatrice: “poliedrica” è il vero e unico aggettivo che può descrivere un genio, quale è stata Maria, in maniera completa e compiuta; sembra un termine coniato apposta per lei.

Adriatico ha scelto per la pellicola molti “consulenti” azzeccati, tra cui spicca Felix Cossolo, intervistato qualche giorno fa proprio da QueerMagazine, grande amico di Maria, collega di lotta e poi di lavoro (a Lambda e a Babilonia). Felix me l’ha descritta come una persona fantastica, venuta da un altro mondo. Ecco, mi è parso proprio così, assistendo alla proiezione. Mario, Maria, veniva da un altro pianeta. Ed è bene che in tanti conoscano la sua vicenda terrena così stramba, difficile, provocatoria, ma bellissima, degna di essere vissuta in ogni momento. Soprattutto perché tanti di noi, tutti, dobbiamo a chi ha combattuto per i diritti e contro l’omofobia un bel pezzo di ciò che possediamo oggi, delle nostre libertà, dei passi avanti che si sono fatti negli anni, ancora non sufficienti, ma impensabili solamente fino a dieci anni fa. Non dimentichiamocelo. Facciamolo per Maria e per tutte quelle anime coraggiose che sono le nostre radici, persone che hanno lottato quando era molto meno semplice farlo, quando le legnate, gli appostamenti, gli insulti, gli inseguimenti, i soprusi, la diseguaglianza, le minacce, le discriminazioni, non erano una notizia, erano quotidiana normalità. Non dimentichiamocelo mai.

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