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ONDA PRIDE: l’esperienza dei Pride territoriali anche ai “confini dell’impero”

ONDA PRIDE: l’esperienza dei Pride territoriali anche ai “confini dell’impero”

Gianmarco Capogna

Nel 2019, anno in cui abbiamo celebrato i 50 anni dai Moti di Stonewall, sono state oltre 40 le città che hanno preso parte all’Onda Pride portando in tutta Italia la marea arcobaleno che ha davvero travolto il nostro Paese in una mobilitazione incredibile d’orgoglio che non ha coinvolto solo la comunità LGBTQI+ ma anche tanti alleati.

Ci sono state le città storiche che hanno continuato nella tradizione che oramai da anni riempie il nostro Giugno, ma abbiamo visto anche tante prime volte specialmente nelle province, quei luoghi dove spesso la comunità fa più difficoltà ad emergere e costituirsi come movimento di libertà e liberazione.

L’emersione, sempre con maggiore forza, radicamento e diffusione, dei Pride territoriali, “ai confini dell’Impero” come mi piace definirli in quanto spesso in territori dove i temi della comunità vivono sommersi a volte anche per la vicinanza ai grandi centri, è diventato un vero e proprio fenomeno di grande importanza.

Se penso alla mia città, Frosinone, il primo Pride del 2019 è stata una sfida a tutto campo, a partire dallo scontro con l’Amministrazione di destra che ha cercato di opporsi in tutti i modi, ma anche sociale con un substrato che non aveva quasi mai sentito parlare di questi temi e che, tolte alcune voci singole, ha deciso di abbracciare in maniera collettiva la manifestazione sia nella Pride week che nella marcia finale. 8000 persone hanno deciso di sfilare assieme alle persone LGBTQI+ ciociare che, forse per la prima volta, si sono scoperte comunità.

L’esempio di Frosinone può essere esteso a tante altre realtà che grazie all’impegno di attivist* infaticabili hanno raccolto la sfida di portare l’orgoglio in giro per l’Italia favorendo anche la nascita di associazioni e movimenti territoriali che sono fondamentali nella battaglia dell’uguaglianza perché forniscono servizi essenziali alle persone LGBTQI+, servizi che spesso sopperiscono anche alla mancanza delle Amministrazioni.

Nel 2020, non potendo celebrare i Pride come siamo abituati, il nostro orgoglio non si ferma e per mantenere viva la marea arcobaleno dello scorso anno, abbiamo deciso di dare voce ad alcuni comitati per farci raccontare come è nata la loro esperienza territoriale.

Troverete una piccola selezione rispetto alle tantissime realtà e non vuole essere una scelta fatta in maniera esclusiva rispetto ad altre situazione ma semplicemente una rete di contatti, anche personali, con i quali ho fatto qualche chiacchiera sul senso di un Pride territoriale.

LAZIO PRIDE
Da dove nasce il Lazio Pride?

Lazio Pride nasce nel 2016 dopo che 6 candidati su 8 a Sindaco di Latina avevano firmato un documento per fermare tutte le iniziative scuola legate all’omofobia. Si sarebbero fermati i progetti di Arcigay e Gay Help Line, unica realtà a svolgere formazione in tutte le province della regione Lazio. Da questo lanciammo l’idea di scendere in piazza per fermare tutto questo, per non lasciare soli gli studenti. In meno di un mese ci organizzammo, costruendo il primo Pride regionale in una città di fondazione fascista. Il nostro obbiettivo fu storico, anche perché vinse uno dei candidati che non aveva firmato l’appello. Successivamente la seconda edizione si svolse nuovamente a Latina, con la partecipazione in collegamento di Tiziano Ferro, mentre dall’anno successivo iniziarono ad arrivare le prime candidature di altre realtà, e rispondemmo alla richiesta di spostarci, prima ad Ostia, poi a Frosinone.

Il Lazio Pride ha favorito l’emersione delle comunità territoriali?

Il Lazio Pride è stato fondamentale non solo per la buon riuscita della manifestazione, ma perché ha stimolato la creazione di percorsi o conferme associative su quei territori, cosa fondamentale e in linea con i principi di Lazio Pride. A Latina si costituì l’Arcigay, un percorso simile sta avvenendo a Frosinone, ora rallentato causa COVID. Purtroppo quest’anno abbiamo dovuto rinunciare al Pride a Rieti, ma sicuramente si tratta solo di un arrivederci nel 2021 o non appena sarà possibile tornare in piazza gioiosamente!

ABRUZZO PRIDE
L’Abruzzo Pride rappresenta un lavoro intenso di circa un anno, da dove nasce l’idea?

L’Abruzzo era rimasta una delle poche regioni a non avere il suo Pride. Ecco che quindi le quattro associazioni  Arcigay Chieti Sylvia Rivera, Jonathan Diritti in movimento, La Formica viola e Mazi Pescara, dopo aver collaborato nella realizzazione dell’evento Loves 50 Anni di Pride hanno costituito il Coordinamento Abruzzo Pride. È importantissimo portare il Pride nella nostra regione basti pensare che solo nell’ultima settimana [quella che ha portato al weekend del Global Pride 26-28 giugno] si sono registrati due episodi di lesbofobia in Abruzzo. Pride vuol dire visibilità ed è essenziale rendere visibile ogni soggettività LGBT+, anche per quelle persone nella provincia abruzzese che non hanno il coraggio di esprimersi e di essere se stess*, e continuare a contrastare l’omolesbobitransfobia.

L’Abruzzo Pride è alla sua prima edizione proprio in questo periodo di COVID19, come si sta svolgendo?

Dal 20 giugno al 27 giugno si sta svolgendo a Pescara la Pride Week: una settimana di eventi presso il Circolo Aternino con due mostre permanenti ( Loves – DI JONATHAN DIRITTI IN MOVIMENTO sulla storia del movimento LGBT+ e RELIGO DI SIMONE CERIO sulle comunità LGBT cristiane) e tanti incontri culturali e informativi. Parleremo di omosessualità e religione, di maschilismo tossico, di lavoro e discriminazione, di attivismo LGBT+, di arte e cultura queer.  Inoltre avremo come ospiti Porpora Marcasciano e Andrea Maccarone per parlare di “elementi di critica LGBT+”. Il 27 Giugno infine, invece del corteo, svolgeremo un flash mob in centro a Pescara. Nel Flash Mob – Strike a Pose tutt* saremo invitat* a “posare” con tutto il nostro orgoglio e insieme costruiremo una grande bandiera rainbow! Sarà ugualmente un Abruzzo Pride forte, gentile e orgoglioso!

MOLISE PRIDE
Da dove nasce l’idea del Molise Pride? E a questo lego una riflessione e una seconda domanda. Nell’immaginario collettivo il Molise spesso viene identificato quasi come un non-luogo (ironia che pensiamo sia sempre fuori luogo). L’esperienza del Pride ha aiutato a far fare “coming out” alla comunità molisana?

Il Molise Pride è sempre stato un sogno nel cassetto, speravo di potercela fare ma razionalmente mi sembrava quasi impossibile che si realizzasse. Succede poi che un bel giorno, durante il Potenza Pride, Vladimir Luxuria lancia la bomba “un Pride anche a Campobasso, in Molise”; detto fatto, con le ragazze del direttivo di Arcigay Molise e grazie al preziosissimo aiuto di Francesco Angeli, presidente di Arcigay Roma, abbiamo iniziato a lavorare per concretizzare quella folle idea che il 28 luglio 2018 è diventata realtà.

Come slogan abbiamo scelto “Il Molise che r-Esiste”, perché abbiamo voluto dimostrare che la nostra Terra non solo esiste (ed è bellissima, abbiamo il mare, le montagne, e borghi antichissimi ricchi di storia e fascino) ma, soprattutto, resiste all’intolleranza e al bigottismo.

Durante la fase organizzativa abbiamo visto il Molise interfacciarsi concretamente alle tematiche LGBTQI+ per la prima volta, suscitando dunque qualche perplessità. Abbiamo ricevuto comunque tanto affetto e sostegno, le attività locali ci hanno aiutati partecipando alla raccolta fondi che abbiamo istituto per sostenere i costi della manifestazione; non sono mancate le minacce, che abbiamo denunciato alle autorità, e che ci hanno fatto capire quanto il Molise avesse bisogno di quel Pride.

Quel giorno lo ricordo come uno dei più belli della mia vita, c’erano famiglie, bambini, anziani, molisani e non, la partecipazione ci sorprese, eravamo tantissim*!

È stato però nei giorni e mesi successivi al Pride che ci siamo resi conto di quanto avessimo fatto; in tant* si sono sentiti finalmente parte di una comunità che fino ad allora non riusciva a venire fuori in Molise. L’entusiasmo fu talmente tanto da portarci quasi subito ad organizzarne una seconda edizione, altrettanto bella e partecipata.

Che importanza ha avuto il Molise Pride nel dare forza alla comunità per la costruzione di una regione più inclusiva?

Prima del Pride in Molise faticavamo davvero molto sul lavoro di sensibilizzazione riguardo le tematiche LGBTQI+, le persone avevano il terrore di avvicinarsi ad Arcigay e di partecipare ai nostri eventi; una paura che si concentra(va) principalmente nella provincia di Isernia, nel quale speriamo di portare al più presto l’esperienza del Pride.

Sappiamo quanto nei piccoli centri del meridione le persone LGBTQI+ vivano uno stigma importante, frutto di preconcetti e costruttivismi sociali e culturali. Il Molise Pride ha sicuramente aiutato a “sbloccare” un po’ gli animi e le coscienze di tanti e tante, ma siamo consapevoli che di lavoro da fare ne abbiamo ancora tanto, per questo motivo abbiamo aperto una nuova sede a Campobasso, grazie all’aiuto dell’amministrazione comunale, insieme a quella di Isernia, per potere continuare la nostra missione arcobaleno.

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Al Global Pride sarete rappresentati da Vladimir Luxuria, è stato importante per voi ricevere sostegno anche da realtà fuori regione?

Quando l’idea del Global Pride si è diffusa abbiamo subito pensato di partecipare, e di chiedere a Vladimir di rappresentarci, perché oltre ad essere un’amica del Molise è stata anche la nostra madrina, e chi più di lei poteva farlo; siamo entusiast* del sostegno che ci hanno manifestato anche altre realtà; durante le due edizione del Molise Pride hanno partecipato persone da tante altre regioni; sapere di essere arrivati al cuore di tutt* ci gratifica, il Molise è vissuto nell’ombra per troppo tempo, idem la comunità LGBTQI+ molisana, e tutto questo affetto ci riempie il cuore di orgoglio.

E poi si sa, l’unione fa la forza, lottiamo tutti ponendoci gli stessi obiettivi, specialmente in un momento storico come questo, in cui ci prepariamo ad attendere la discussione della legge contro l’omotransfobia.

TOSCANA PRIDE
Il Toscana Pride raccoglie tanti territori e tante associazioni e si dimostra una piattaforma di grande interesse e un laboratorio che spazia dalla rivendicazione politica a quella culturale, da dove nasce l’idea? 

Il Toscana Pride nasce nel 2016 dal desiderio di scendere in piazza per manifestare il proprio orgoglio delle 13 associazioni LGBTIQA+ toscane che compongono il Comitato. Fin da subito abbiamo capito che l’unione delle nostre realtà territoriali avrebbe fatto la Storia di questa regione regalando alla comunità gay, lesbica, bisex, trans*, intersex, queer, asessuale toscana un momento di libertà e visibilità  ma anche uno spazio pubblico/politico per rivendicare i propri diritti. 

In Toscana il Pride è diventato itinerante, a cosa si deve questa scelta? Si lega anche al fatto che la vostra sia una regione ampia e diversificata con anche tante storie di attivismo legata proprio a queste differenze? 

Il Toscana Pride nasce itinerante, non c’è mai stata la volontà di renderlo stanziale perchè crediamo che sia importante portare il Pride dove ce n’è più bisogno, non solo nella città capoluogo Firenze da cui è iniziato il nostro viaggio ma anche in tutte le altre province: Arezzo, Siena e Pisa le abbiamo già invase con i nostri colori e la nostra favolosità l’anno prossimo toccherà a Livorno. Inoltre sappiamo cosa significa per le persone vedere il Pride attraversare l strade della propria città. E un’emozione indescrivibile che vogliamo dare a tutt*.

Il Toscana Pride come tutti i Pride è rimandato al 2021 causa COVID, come manterrete attivo l’impegno in questo Pride Month e nei prossimi mesi?

Dal 20 al 27 abbiamo realizzato un calendario ricco di eventi online: dirette IG, laboratori, contenuti speciali, approfondimenti tematici. La pandemia Covid-19 che abbiamo vissuto, e stiamo tuttora vivendo, ha rappresentato un momento di grandi incertezze, cambiamenti e paure che hanno provocato un considerevole aumento dei discorsi d’odio verso le comunità più discriminate.

Nel mondo l’emergenza sanitaria è stata usata come pretesto per colpire le persone trans* in Ungheria o per diminuire l’autodeterminazione delle donne in Polonia.In Italia il lockdown e l’isolamento hanno esacerbato le quotidiane difficoltà delle persone LGBTQIA+: i nuclei affettivi e relazionali non codificati non sono stati riconosciuti nè considerati, genitori LGBTQIA+ non contemplati, giovani il cui coming-out non è stato accettato dalle famiglie di origine sono stat* costrett* a vivere in un ambiente non sicuro, è esplosa la violenza ai danni delle donne o delle persone più fragili come quelle più anziane.

E ancora, la chiusura delle scuole e il ricorso allo “smart working” non hanno appianato le differenze di genere, in quanto la responsabilità dell’educazione de* figl* è ricaduta prevalentemente sulle donne. I provvedimenti approvati dal Governo hanno reso ancora più evidenti la totale assenza di tutele per le lavoratrici e lavoratori del sesso. La situazione sanitaria ha ritardato i percorsi di transizione e legati al benessere delle persone trans*.

Nonostante la parola pandemia abbia un’accezione universale, ha dato linfa a nazionalismi e alla dialettica “noi contro loro”, ha evidenziato le mancanze che da tempo i movimenti LGBTQIA+ denunciano e ha dimostrato la fondamentale importanza di associazioni e reti solidali che hanno sostenuto la comunità con azioni di vicinanza e campagne di solidarietà affinché nessuna e nessuno fosse lasciata/o indietro.  Rispetto a tutto questo noi non possiamo restare indifferenti e non lo faremo perchè per noi, l’orgoglio non si ferma con la distanza fisica. Torneremo a portare i nostri corpi in piazze, lo faremo con più determinazione di prima. 

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