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Il Pride è una grande conquista per un genitore

Il Pride è una grande conquista per un genitore

Famiglie Agedo

Per un genitore essere al Pride per la prima volta è come una grande conquista.

E’ fare coming out con il mondo, vuol dire che se mi vede qualcuno non mi interessa, sono pronto a dire che mia figlia è lesbica o che mio figlio è omosessuale e per me va benissimo, mio figlio, mia figlia, deve essere amat* per quello che è, e a me che mi veda il vicino di casa o il collega di lavoro non mi importa, anzi sono felice di far parte di quel popolo che canta la bontà della propria identità.

C’è così tanta festa in un Pride che è difficile da immaginare, per un giorno tutti possono mostrare la propria diversità, è un piacere pensare che ognuno può essere quello che vuole, senza giudizi e senza preconcetti. Un popolo finalmente di amici accoglienti.

E’ questa l’esperienza che vivono i tanti genitori che vengono timorosi alla nostra associazione, Agedo, dal primo passo titubante nell’affacciarsi al circolo Mario Mieli che ci ospita a Roma,  “se mi vede qualcuno allora potrà dire che l’aveva capito lui che avevo un figlio frocio”, al passo successivo, non sempre facile, di riuscire a condividere un momento di grande festa

Intorno a noi e al nostro carro i giovani ci guardano con occhi innamorati di tanta accoglienza, si avvicinano, ci ringraziano, ci vogliono abbracciare, sperando magari che il prossimo anno ci siano lì i loro genitori, a far festa con loro.

E quando un uomo anziano avvicina una mamma, le chiede di baciarle la mano con le gli occhi lucidi, dicendo “grazie di quello che siete, io a mia madre non l’ho mai potuto dire” scopri che dietro quella festa c’è il desiderio di esorcizzare tanto dolore.

Paola Corneli – Presidente Agedo Roma
Il mio primo Pride – Franco Palombi, papà Agedo

Ho partecipato al mio primo Pride di Roma nel 2017, insieme a mio figlio Paolo,  perché avevo capito che a lui avrebbe fatto molto piacere.  Ricordo che quando uscimmo dalla metro di P.zza dei 500 , portando le bandiere arcobaleno, ebbi un po’ di ansia perché essendo la prima volta non sapevo come avrei reagito.

Invece vedendo la gioia dei ragazzi che ballavano, cantavano e sventolavano bandiere, la mia preoccupazione svanì immediatamente.

Devo dire che mi commossi nel vedere con quanta partecipazione veniva vissuto questo Pride, anche se, vedendolo in televisione anni prima,  avevo criticato l’eccessiva spregiudicatezza dei partecipanti, perché non avevo capito il vero significato di questo evento.

La mia gioia fu anche vedere la soddisfazione sul  volto di mio figlio per la mia partecipazione.  Poi ci dividemmo perché Paolo aveva organizzato con il compagno la coreografia del Carro del Mario Mieli, mentre io salii sul Carro aperto dell’AGEDO insieme agli altri genitori.

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Dopo circa 30 minuti i carri incominciarono  a muoversi. Il mio entusiasmo era alle stelle, essere lì e partecipare mi dava una grande emozione. Ricordo che presi la bandiera AGEDO e incominciai a sventolarla per tutto il tragitto.

Il numero dei presenti fu talmente elevato che mentre il primo carro aveva raggiunto P.zza Santa Maria Maggiore, alcuni carri ancora dovevano partire da P.zza dei 500. Venni a sapere più tardi dalla televisione che i partecipanti erano stati circa 700 mila.

L’esperienza più toccante vissuta in quel Pride e che ancora oggi ricordo  è stata quella di una ragazza che piangendo si è avvicinata al Carro dicendo:

“Questo è il carro più bello del Pride perché siete genitori meravigliosi, mentre mio padre non ha accettato la mia omosessualità e mi vuole buttare fuori di casa”.    

Una volta arrivati al Colosseo la conclusione di questa giornata fantastica è stata ritrovarsi con mio figlio in un grande abbraccio, ricco di sentimento.

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