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Italia Arcobaleno, un viaggio storico-culturale inedito nelle città

Italia Arcobaleno, un viaggio storico-culturale inedito nelle città

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Italia Arcobaleno Luoghi, personaggi e itinerari storico culturali LGBT è uscito giovedì 21 maggio, edito da Edizioni Sonda. Si tratta di una guida LGBTQI+ inedita per il panorama editoriale italiano, nata da un’idea di Giovanni Dall’Orto, che ne ha scritto i testi, e Massimo Basili che ne ha curato le illustrazioni.

Abbiamo incontrato Massimo per poter presentare Italia Arcobaleno a partire dalla voce di uno dei due autori.
Riferendoci al libro useremo l’acronimo “lgbt” per convenzione, considerando che i personaggi che animano le storie del libro non si sarebbero autodefiniti tali e che gli acronimi più estesi che usiamo oggi sono frutto di un’altra epoca storica.

Ci puoi raccontare come è nato il progetto di Italia Arcobaleno?

Il progetto di Italia Arcobaleno nasce da molto lontano e affonda le sue radici verso la fine degli anni Novanta. In quegli anni Giovanni Dall’Orto organizzava delle visite guidate a Milano e Como che seguivano itinerari legati alle sue ricerche storiche su alcuni personaggi lgbt vissuti in quelle città. L’idea aveva avuto molto successo sin da subito, tanto che aveva portato Dall’Orto a pensare di trasformare il progetto in un libro.

Italia Arcobaleno era nel cassetto da anni, ma dopo il fallimento della casa editrice Babilonia, che lo avrebbe dovuto pubblicare, Dall’Orto lo ha ripreso in mano solo dopo l’uscita di Tutta un’altra storia. L’omosessualità dall’antichità al secondo dopoguerra.

Possiamo dire che si tratti di un progetto che porta in Italia un genere che ancora non esiste? Cosa dobbiamo aspettarci da Italia Arcobaleno?

Italia Arcobaleno coniuga lo stile di una guida turistica, basata su un tracciato storico molto puntuale, con la cifra illustrativa. Può sembrare un progetto un po’ anomalo in Italia, ma si inserisce in un filone editoriale di grande successo all’estero, che si rivolge al turismo lgbt, ancora poco sviluppato nel nostro Paese.

Il libro è diviso in cinque sezioni che corrispondono a cinque città del Centro-Nord Italia (Milano, Roma, Firenze, Venezia e Torino) e ogni capitolo raccoglie diversi itinerari percorribili fisicamente. La componente testuale è basata su una documentazione rigorosa che nasce dalla ricerca storica e dal lavoro trentennale di Giovanni Dall’Orto ed è raccontata con un taglio che la rende tanto leggibile come guida turistica, quanto come un romanzo dedicato alla storia dei personaggi lgbt del passato. Le illustrazioni, che ho curato io, accompagnano questo racconto e seguono un filo arcobaleno che unisce le vite di tutti i personaggi citati nel testo.

Immagino che le storie lieto fine siano poche e che il racconto sia cosparso di testimonianze che documentano un passato di discriminazioni difficilmente reperibile nei libri di storia mainstream. Eppure non si tratta di una storia parallela a quella dei manuali… Come pensi che questo libro possa dialogare con la storia mainstream?

Italia Arcobaleno parte dal presupposto che i concetti di omosessualità e di identità di genere, nonostante avessero nomi diversi in passato, preesistessero già prima dell’Ottocento. In questo senso, attraverso il racconto dell’esistenza di comunità lgbt ben più datate e la ricostruzione delle storie di persone che si definivano e venivano definite nei modi più disparati (cinedi, sodomiti, pederasti, uranisti, tribadi, ecc.) già molto prima dell’Ottocento, si sconfessa l’idea di chi sostiene, come Foucault, che il concetto sia nato nell’Ottocento con l’invenzione del termine “omosessualità” da parte di Karol Maria Benkert e con la sua adozione da lì in avanti soprattutto negli ambienti medici.
Spesso nella storia mainstream è difficile trovare ricostruzioni della vita di personaggi appartenuti a quella che oggi definiremmo “comunità lgbt”. In molti casi questi aspetti vengono taciuti, in altri sono addirittura negati.

Questo genere di ricerca storica si deve scontrare quotidianamente con la posizione del pensiero comune che relega le persone lgbt nello spazio ristretto di una sottocultura trascurata. È faticoso ricostruire questa storia proprio perché chi intende farlo non deve occuparsi solo della ricerca storica, come uno storico qualunque, ma si ritrova inevitabilmente costretto a dover confutare i documenti che rimuovono o negano i tratti della storia lgbt.
Un esempio emblematico è quello della storia di Caravaggio. Seppur sia abbastanza noto che fosse quantomeno bisessuale, in molte biografie il racconto sulla sua omo/bisessualità risulta molto più controverso e poco accettato rispetto a quello riguardante gli omicidi e le aggressioni che ha compiuto. Tutto questo avviene ancora oggi, nonostante si abbiano prove e atti di tribunale, lettere che testimoniano che alcuni suoi modelli fossero anche suoi amanti, per non parlare di quanto risulti evidente la tensione omoerotica nelle sue opere. Diciamo che in tempi di fake news è ancora più difficile affermare la forza della documentazione rispetto alle semplici opinioni comuni, avverse alla storia della comunità lgbt, che negano l’esistenza di una nostra cultura nel passato.

Da quel che mi racconti mi viene da dire che Italia Arcobaleno sia “indirettamente” politico sulla carta, ma in realtà mi sembra che sia molto più politicamente vivo di tanti saggi. In che modo inquadreresti questo libro nel percorso di lotta per l’emancipazione della comunità lgbt?

Il filo arcobaleno che emerge da questa guida è un aspetto davvero importante per la comunità lgbt di oggi. Ci aiuta a sapere come vivevano in passato quelle persone che oggi sarebbero molto simili a noi. Questo libro sottolinea la sofferenza e il dolore che ha dovuto subire la nostra comunità nel tempo e ricostruisce quel percorso lungo secoli grazie al quale oggi possiamo condurre una vita migliore. Le conquiste di oggi sono, senza dubbi, merito anche di chi ha patito quelle sofferenze.

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Per questo penso che Italia Arcobaleno sia un libro estremamente politico, proprio perché aiuta la comunità di oggi ad avere contezza della vita degli omosessuali e delle persone transgender del passato e questo ci può dare forza. È una sorta di materiale umano che ci trasmette un testimone su cui impostare la nostra lotta oggi. Del resto, anche i personaggi raccontati nel libro hanno condotto le loro lotte, facevano politica e costituivano una comunità, seppur in modo diverso da come la intendiamo noi.

Vorrei segnalare anche quanto sia significativo che la storia della comunità lgbt del passato venga ricostruita spesso a partire da documenti scritti dai nostri avversari: dai giudici, dagli articoli di accusa che comparivano sui giornali, dalle lettere di denuncia ecc. che oggi sono gli unici documenti ci permettono di vedere le vite di alcune persone solo attraverso le lenti dei loro avversari. Senza dubbi era difficile e pericoloso lasciare una traccia soggettiva della propria esistenza di persona lgbt. Infatti, solo verso il ‘700/‘800 si rintracciano più frequentemente autobiografie o testi in cui l’omosessualità viene raccontata senza particolari intermediazioni. Se da un lato questa può sembrare una mancanza, dall’altro restituisce un quadro fortemente politico e ci dà la misura di un percorso molto travagliato, che per la comunità lgbt non è ancora finito.

Tornando a sfogliare il libro, come dicevi, si intrecciano di due livelli narrativi, uno storico e uno grafico. Come si integrano tra loro e in che modo hai interpretato il progetto grafico?

Il mio progetto grafico parte dall’immaginazione di una comunità universale e senza tempo che viene idealmente attraversata da due coppie, una gay e una lesbica, che sono le “mascotte” del libro e che seguono l’itinerario descritto da Dall’Orto. Oltre alle due mascotte, dopo aver letto il testo, ho scelto di rappresentare i personaggi seguendo un criterio di equità di genere. Le storie di persone transgender sono inevitabilmente meno delle altre, ma dal capitolo su Venezia ho tratto la rappresentazione della storia di una soggettività FtoM vissuta nel 1300. Tuttavia, bisogna considerare che i concetti moderni di identità di genere non sono sovrapponibili ai concetti del passato.
Tornando al lavoro grafico, anch’esso parte da una ricerca, per cui in alcune illustrazioni ho mantenuto una correttezza storica e filologica, ma in altri casi ho preferito discostarmi dalla fedeltà storica per trasmettere un’immagine più suggestiva. Ho deciso di usare pochi colori per far concentrare l’attenzione del lettore sui disegni e sul racconto, considerando anche che ad ogni capitolo corrisponde un colore che ne caratterizza tutte le illustrazioni.
Direi che Italia Arcobaleno sia al contempo una guida turistica e un libro illustrato, in cui le illustrazioni seguono un percorso parallelo, ma anche alternativo e integrativo del percorso testuale. Le illustrazioni inoltre sopperiscono alla mancanza di documentazione visiva di alcuni personaggi vissuti in passato.

Per concludere, come mi hai raccontato, Italia Arcobaleno è in primis una guida turistica, ma a che genere di turismo si rivolge? Oggi molte città sfruttano l’etichetta di “ospitalità friendly” più per convenienze economiche che per ragioni valoriali legate all’esperienza di emancipazione della comunità lgbt, immagino che voi vi rivolgiate a un’idea di turismo diversa…

Esatto, Italia Arcobaleno non ha nulla a che vedere con gli itinerari delle guide che si concentrano sui locali friendly e alla moda. Noi proponiamo una guida che può essere un romanzo che conduce idealmente il lettore in viaggio per le cinque città del libro, ma anche uno strumento indispensabile per chi cerca un’integrazione alle guide turistiche dedicate agli itinerari sui luoghi più significativi delle città. Per esempio, seguendo un percorso turistico mainstream, si può sfruttare Italia Arcobaleno per svelare e approfondire il lato lgbt delle città che non viene citato nelle guide turistiche tradizionali. In questo senso il nostro libro non si sovrappone alla trasformazione delle città che vantano quartieri friendly, ma parte da storie del passato che riguardano l’intero tessuto urbano, senza soffermarsi su quei “ghetti” assegnati alla nostra comunità da sindaci più o meno attenti ai diritti della comunità lgbt. Anche in questo caso direi che si tratti di un lavoro politico nella misura in cui invita il lettore a scegliere e a seguire in autonomia un percorso, senza accettare supinamente gli spazi che di norma ci vengono assegnati “benevolmente” dalle autorità. Attraverso questo strumento pratico possiamo riappropriarci di spazi che sono attraversati trasversalmente da ogni turista e possiamo carpirne le storie lgbt che non trapelano dai percorsi turistici più ordinari.

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