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Chromatica brano per brano: ecco i voti di Queer

Chromatica brano per brano: ecco i voti di Queer

Plavia

Quando penso a Lady Gaga artista, il mio cervello la associa immediatamente a “Bad Romance” e ad “Alejandro”, brani (e videoclip) che a mio avviso hanno segnato un’epoca, stabilendo un prima e un dopo nella sua carriera – e nella vita di migliaia di persone, probabilmente. La sua discografia successiva la rende musicista eccezionale capace di cambiare stile e genere senza perdere credibilità, consacrandosi poi icona queer, performer sensazionale, e attrice disinvolta. Il resto è storia.

L’annuncio di “Chromatica”, sesto album di inediti, ci pone di fronte all’ennesima svolta di Gaga. Abbandonati i panni country del precedente “Joanne”, ora ci teletrasportiamo in un nuovo pianeta post apocalittico fatto di colori vividi e di tutto lo spettro di emozioni da attraversare.

Il risultato ad un primo ascolto è quello di un album coeso e potente, in un crescendo di bellezza e intensità. Facciamo allora uno strappo alla regola dei DPCM, lasciamo la nostra regione e partiamo.

Chromatica I: perfetta intro strumentale per l’ingresso nel Paese delle Meraviglie. Skip. Andiamo alla ciccia. Voto: NA

Alice: potrei identificarla come la “Missing” degli Everything but the Girl versione Gaga. Prigioniera di sé stessa, la cantante canta la libertà da trovare. Un tema già visto e rivisto che conferisce al brano una tiepida introduzione al mondo Chromatica. Voto: 6

Stupid Love: questo il singolo d’apertura dell’album che, a parte l’intro da canzone di sottofondo per centri commerciali, dà subito le coordinate di quello che sarà l’intero album. Ritroviamo decisamente la Gaga imperiale degli anni 2000, il che è un bene, ma… ci ricorderemo per sempre del brano? Forse no. Voto: 6

Rain on me (con Ariana Grande): alla notizia di questo featuring stuoli di fan in tutto il mondo hanno probabilmente pianto di gioia per l’arrivo della Canzone, l’uragano pop che avrebbe spazzato tutto. E così è stato, ma in parte. Le prime note del brano non deludono, con una Gaga dalla gran canna che spara subito la mina da dancefloor e da sfilata del Pride. Tuttavia, l’unica nota ‘dolente’ è proprio l’usignolo Ariana, che forse stavolta appare in secondo piano rispetto alla sua collega – ma la prova è sicuramente più notevole del suo più recente featuring (“Don’t call me angel”). Voto: 7

Free woman: la più noiosa dell’album perché scontata sia nel testo che nella produzione. Black Eyed Peas, uscite da questo corpo! Voto: 5

Fun tonight: ballad totalmente in linea con la Gaga che ci emoziona. Un cuore rotto che lotta per ricomporsi. Testo potente, linee nostalgiche e tanta voglia di abbracciarsi. Voto: 6,5

Chromatica II: l’avventura sul pianeta continua, stringiamo le cinghie del nostro zainetto mentre continuiamo a camminare. Voto: 7,5

911: complice la transizione con il precedente brano strumentale, che è forse tra le migliori sfumature dell’album, il brano parte molto bene. Ben identificabili le influenze 80’s, l’iconico “Confessions on a dancefloor” di Madonna e l’immaginario sonoro dei Kraftwerk. Voto: 8

Plastic Doll: se RuPaul cantasse uno di questi pezzi, probabilmente sarebbe questo. Inno femminista, mi ricorda il primissimo The Fame. Ci accompagnerà, ma senza risultare ingombrante. Voto: 6

Sour Candy (con Blackpink): sulla eco di “Swish Swish” di Katy Perry, il pezzo è 100% pop clubbing e sprizza sensualità da tutti i pori. Le coreane Blackpink poi, caldamente corteggiate dalla stessa Gaga per un featuring insieme, lo rendono davvero letale. Nel ritornello evidenzio la frase I’m hard on the outside/But if you see inside, inside, inside che è banalmente la storia della nostra vita. Provate a non ballarla dopo anche solo 30 secondi. Voto: 8– perché dura troppo poco.

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Enigma: tra i primi pezzi scritti per il progetto, inizialmente doveva dare il nome a tutto l’album. Un elegante electropop che però non aggiunge e non toglie. Voto: 6

Replay: decisamente nella mia top 5 dei migliori pezzi dell’album, mi ricorda quell’immaginario groove caro alla Sophia Ellis-Bextor di “Murder on the dancefloor”. I suoi archetipi tornano prepotentemente anche nel testo, tra cui spicca l’ipnotico the monster inside you is torturing me. Voto: 7,5

Chromatica III: il giusto stacco prima della curva finale. Voto: NA

Sine from Above (con Elton John): l’unica presenza maschile dell’album (e che presenza!) viene trascinata in una gran caciara di canzone. Tanto, troppo, tutto. Il finale, poi, è da apocalisse. Si salvi chi può. Peccato. Voto: 5

1000 Doves: Lift me up, give me a start, ’cause I’ve been flying with some broken arms. Eccola, la splendida ballad dance che ci riappacifica con le nostre insicurezze. Se fosse solo piano e voce ci avrebbe già sbriciolato l’anima. Voto: 6,5

Babylon: in questo brano la sensazione principale è quella della festa dopo un lungo viaggio, dove ci si ferma per celebrare il traguardo e rilassarsi dopo le fatiche passate. Chi sarà il primo dj a mixare questo pezzo con Vogue di Madonna? Voto: 6

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