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PAOLA EGONU

PAOLA EGONU

Angelo Molica Franco

Paola Egonu è una “venere nera” di 1,90 m (che Naomi Campbell non se la prenda se la spodestiamo giusto il tempo di una frase) che suscita sentimenti contrastanti a vederla e sentirla parlare: rimani incantato, se pensi alla Egonu stella della pallavolo internazionale (medaglia d’argento ai Mondiali nel 2018, di bronzo agli Europei del 2019 con la nazionale italiana, pluripremiata MVP nelle rassegne). Ma resti anche conquistato dalla giovane donna Paola di appena vent’anni poiché spaesa non poco scoprire che questa divina dello sport – che colpisce la palla ben oltre i tre metri di altezza e la scaglia contro l’avversaria attorno ai 100 km/h (ciò ha comportato più di un ferito) – possiede in realtà un’indole timida.

I commentatori alla TV la definiscono “pantera” per l’agilità e la forza, oppure “la stella della nazionale”, ma a lei non piace tanto esser chiamata in un modo speciale, preferisce “Paola” perché adora più di tutto far parte della squadra azzurra. Ciò la rende già un’icona dello sport. E pensare che da piccola era una secchiona e voleva fare la pediatra, e in più così pigra che è stato il padre a portarla a giocare a pallavolo dato che era giacomettiana fisicamente e non sopportava di vederla sul divano a mangiare platano fritto (il suo piatto preferito), una volta finiti i compiti.

Accanto al mito sportivo, c’è però la Paola Egonu nuova icona LGBTQI+: è il 2018, e con la naturalezza che le è propria, Paola risponde a Candida Morvillo per il Corriere di essersi fatta consolare dalla sua fidanzata per la sconfitta alla finale mondiale. Tornasse indietro, lo rifarebbe eccome. È fiera di aver dato a molti ragazzi e ragazze vittime di bullismo omofobico il conforto necessario ad alzare la testa. Soprattutto, però, con lei si coniugano due mondi all’apparenza (di nuovo: “solo all’apparenza”) inconciliabili: sport e omosessualità. Che infatti lo sportivo debba essere per forza eterosessuale è un legato culturale che denuncia il machismo in cui è impaludato il pensiero dominante.

Chi scrive ha avuto la fortuna qualche mese addietro di conoscere la deliziosa Paola per un’intervista durante la quale si è detta così felice di essere stata aureolata a nuova icona, soprattutto perché è avvenuto in modo del tutto inavvertito. Parlando di se stessa non pensava di toccare tutte quelle persone che hanno visto in lei un modello, di dare loro coraggio, di far capire che la vita è una soltanto. Il giudizio di chi non conosce le battaglie personali che ciascuno deve affrontare non ha peso e va ignorato. E niente ci può impedire di realizzare i nostri sogni, come per esempio diventare una delle più brave pallavoliste al mondo.

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E adesso che in TV fa la pubblicità di un fondotinta parlando di autenticità (anche meglio di chi si fa doppiare perché non sa pronunciare il nome di uno shampoo) e diventa donna dell’anno 2019 oltre che ragazza da copertina per D di Repubblica, ecco sbocciare la nostra Paola: icona impegnata e pantera gentile della pallavolo.

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