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KURT COBAIN

KURT COBAIN

Raffaele Simone

I più ricordano di lui una vita fatta di eccessi e sregolatezza, che l’ha condotto ad una tragica fine e lo ha trasformato nell’angelo maledetto della musica e forse uno dei membri più illustri del CLUB 27.

Sto parlando di Kurt Cobain, frontman dei Nirvana, considerati iniziatori del genere Grunge, che nelle sua note parlava e sosteneva temi riguardanti la frustrazione di vivere, la depressione , la solitudine e la ribellione, quindi un genere più vicino ai sofferenti in opposizione al tempo all’hair metal che parlava di party, eccessi e gioia di vivere.

In una biografia uscita postuma, viene riportato che la madre gli ha impedito di frequentare un ragazzo perché omosessuale. E Kurt ne avrebbe successivamente parlato in questi termini: “Anche se non ho mai sperimentato [un rapporto gay] ho avuto un amico gay e mia madre mi ha impedito di continuare a vederlo perché… beh, è omofobica. È stato davvero devastante perché finalmente avevo trovato un amico che potevo abbracciare e a cui ero davvero affezionato. Parlavamo di un sacco di cose… Non ho più potuto vederlo”. E ciò gli ha provocato molta sofferenza poiché non comprendeva i motivi che avevano spinto la madre a questa decisione.

Nel 1993 viene arrestato per vandalismo per aver scritto “God is Gay” e “Homosexual Rules” su un muro. Parole che poi entreranno a far parte anche del testo di Stay Away o “What else should I say? Everyone is gay” in All Apologies.

Nei testi afferma con forza che ognuno di noi è libero di essere ciò che è e che non esiste qualcuno di superiore. È accettando la nostra differenza che saremo tutti uguali.

Il cantante dei Nirvana è noto per esser sempre stato solidale con la comunità LGBT. La sua apertura ha aiutato anche altri musicisti, come la ex batterista della band della moglie di Kurt, Courtney Love, gli Hole. Patty Schemel in una intervista, ha detto: “Quando Kurt è arrivato, attraverso la sua musica e il modo in cui si esprimeva ha sostanzialmente detto: ‘ciò che è strano è bello’. Disse che essere gay era forte e questo ha migliorato molto le cose per noi”.

Oltre ai temi dell’omosessualità Kurt ha denunciato la violenza sulle donne e il machismo nel rock, criticando Axl Rose frontman dei Guns n Roses, definendolo un maschilista e fascista. Tra i testi riguardanti questa tematica sono da ricordare Rape Me e Polly dell’album Nevermind.

In Rape Me l’accento è posto sulla persona che subisce la violenza. Cobain concepì questa come una canzone a favore della vita e contraria allo stupro; infatti raccontò anche era come se colei che subiva la violenza dicesse allo stupratore: “Violentami, va’ avanti, violentami, picchiami. Non mi ucciderai mai. Sopravviverò e sarò io a violentare te uno di questi giorni, e tu nemmeno lo saprai”, quindi mettendosi in una posizione non di debolezza, ma di provocazione, ponendo l’accento che per quanto le persone tentino di abbatterci noi ci rialzeremo.

In Polly, altro brano che parla di stupro e ispirato da una storia vera, la ragazza riesce a scappare solo dopo aver guadagnato la fiducia dello stupratore, per aver finto di provare piacere, cosa che invece non avvenne nella realtà. Con un intuitivo cambio di prospettiva, Polly è scritta dal punto di vista del criminale, che in alcuni passaggi sembra cercare di giustificare l’efferatezza delle sue azioni.

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I Nirvana si dovettero quindi difendere dall’accusa di incitare gli stupratori, cosa che fecero energicamente, spiegando che il brano è invece una ferma accusa a tale riprovevole atto.

Quindi Kurt è un’icona perché, invece di accettare l’imposizione di non non sentirsi libero di avere vicino chi lo faceva star bene, al contrario della massificazione, ha insistito, ha urlato la sua idea mostrandosi vicino ai più deboli, dando voce agli inascoltati, strillando il proprio dolore, identificandosi con gli ultimi.

La sofferenza e il tormento verso una parte di sé inascoltata hanno fatto da voce e sono andati a toccare le menti di persone che prima non riuscivano a dare voce al proprio dolore e al proprio sentirsi inadeguati.

Kurt è un’icona perché si è imposto urlando il dolore dolcemente, anche se purtroppo non è mai riuscito a dare pieno sfogo e pieno ascolto al proprio malessere.

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