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FEDERICA SCIARELLI

FEDERICA SCIARELLI

Plavia

Ogni volta che dico che sono un’appassionata di Chi l’ha visto? da tempi non sospetti, tipicamente la gente ha due reazioni: occhi sgranati oppure entusiasmo sfrenato. In effetti è così, quel programma o lo ami o lo odi.

I miei primi ricordi in materia risalgono all’adolescenza, quando i miei genitori seguivano entrambi Chi l’ha visto? da due stanze separate nella stessa abitazione. E da lì la passione ha invaso anche me. Alla conduzione ricordo una serie di donne tra cui Donatella Raffai, Daniela Poggi e Marcella De Palma, quest’ultima prematuramente scomparsa. Poi nel 2004, la svolta. Federica Sciarelli.

La nostra signora degli scomparsi, come viene spesso definita, è una giornalista scrupolosa, indomita, battagliera e tenace. Prima volto del TG3 e di Primo Piano, poi rassicurante padrona di casa in un programma che è da sempre un vero e proprio spaccato di vita: grottesco, complesso, emozionante, diretto. Come la vita. Sali e scendi continui. Ed è forse per questo che mi piace.

“Se fanno pressioni mi appassiono di più”, dichiara. E noi con lei. Alla sua conduzione ricollego, tra gli altri, il ritrovamento di Elisa Claps, il surreale colloquio telefonico con il ‘Conte Furbetto’, le infinite puntate su Emanuela Orlandi, il delitto di Avetrana e la sparizione di Melania Rea con lettura in diretta della cronologia porno del computer del marito della stessa, accusato di omicidio. Decine di storie intrecciate con la criminalità, le forze dell’ordine, il Vaticano, i servizi segreti, o più semplicemente colpite da malesseri e disagi.

In questo tetro quadro la Sciarelli rimane icona perché sempre al fianco dei più fragili e degli smarriti nelle battaglie più dure, senza mai perdere il punto di fronte a nessuno, e soprattutto senza troppi giri di parole. Ai suoi occhi siamo quindi tutti giustamente uguali, uniti dalla stessa angoscia nello scomparire così come nell’aspettare un rientro. Qualunque sia la prospettiva, l’esito non cambia. E di lei possiamo sempre fidarci.

Della inconfondibile conduttrice, oltretutto madrina di un Gay Pride di qualche anno fa, vanno sottolineati, poi:

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  • lo stile narrativo che suole riportare in auge anche una serie di vecchi casi irrisolti
  • i ciondoli al collo e/o i bracciali a tema Africa indossati sovente
  • la penna rossa impugnata saldamente in mano in ogni puntata
  • la predilezione per i collegamenti in diretta con inviati e i familiari

In aggiunta, grazie a lei riusciamo a curiosare con garbo nelle stanze e nei saloni degli italiani analizzandone arredamento e tappezzeria, e scorgendone quindi personalità, attitudine e, forse, risvolti stessi delle vicende. Insomma, un vero e proprio viaggio da Nord a Sud, seduti comodamente in poltrona.

Altro elemento distintivo della nostra icona è la coesione con la squadra di autori che ben si percepisce in ogni puntata. Questo perché la Sciarelli il programma se lo scrive, se lo cura, se lo sente addosso e, fidatevi, la differenza la fa. Il pubblico è difatti dalla sua parte, anche in studio – altro elemento introdotto da lei stessa nella stagione 2009-2010. A questo proposito potrei anche raccontare della mia prima volta in studio a via Teulada, dello shock nel sentire la sigla dal vivo, e del magnifico buffet di accoglienza accompagnato da cameriere in livrea per noi del pubblico prima della diretta – oggi tristemente depennato probabilmente per il solito taglio ai costi di mamma RAI – ma non lo farò.

Piuttosto, preferisco concludere dichiarandomi #sciarellier convinta, per sempre seguace di un simbolo della televisione italiana caratterizzato da messaggi sempre sinceri, chiari e inclusivi, oltre che dal carattere forte e dallo stile inconfondibile. Forse subito sotto a Franca Leosini nella mia classifica di esseri umani, ma ben al di sopra di molti di noi.

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