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DAN REYNOLDS

DAN REYNOLDS

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Nell’elenco delle icone di questa settimana molti personaggi sono membri della comunità LGBTQI+ o semplicemente sono anche loro membri di una identità storicamente oppressa dalla nostra società patriarcale, come ad esempio le icone femminili. Effettivamente, facciamo fatica a pensare ad icone che siano privilegiate ed anche schierate per i diritti di tutt* noi.

Mini preambolo: cosa è il privilegio? Non potrei davvero sviscerare un argomento così complesso in tre righe, ma giusto per agevolare la lettura a chi non conosce questo termine, il termine “privilegio” è il modo in cui si indicano le persone che vivono condizioni sociali tendenzialmente favorite nella società: ad esempio, i maschi bianchi cisgender eterosessuali sono sicuramente privilegiati rispetto ai maschi bianchi cisgender omosessuali. Non c’è bisogno di fare classifiche di privilegio, ciò che conta è vivere con consapevolezza la propria condizione che ci rende difficile comprendere la realtà di chi invece non è nelle nostre stesse condizioni: per questo motivo è possibile che abbiate sentito parlare di privilegio quando gli uomini vogliono decidere per le donne su questioni che le riguardano completamente, come l’aborto o le soluzioni alternative agli assorbenti per rispondere a chi si lamenta del costo e dell’IVA di questi ultimi. La categoria più privilegiata, praticamente ovunque nel mondo, sono i maschi bianchi cisgender eterosessuali, se cristiani ancora di più. Non è questione di razzismo inverso ma solo di consapevolezza del sistema socio-economico in cui viviamo che è predominato da persone di questo tipo.

Eppure il privilegio non è di per sé qualcosa che impedisce al singolo di agire in supporto di una minoranza. Anzi. Una delle dimostrazioni recenti più “pop” è Dan Reynolds, il frontman del gruppo rock Imagine Dragons. Reynolds, maschio etero bianco cisgender nato e cresciuto in una famiglia mormone, è un grande ally della comunità LGBTQI+.

Nel 2017, Dan è stato premiato con l’Annual Hero Award dal Trevor Project, una associazione statunitense che si occupa della prevenzione del suicidio tra i giovani LGBTQI+. E nel ricevere il premio, ha pronunciato il discorso che trovate nel video qui sopra. Non so se avrete voglia di ascoltarlo, io ogni volta ho un po’ i brividi: un discorso onesto, impacciato, ma sincero e travolgente nella sua forza. Reynolds è stato cresciuto in una famiglia mormone, una confessione cristiana che spinge i suoi giovani a due anni di “missione”, ovvero girare per il mondo ad evangelizzare, ad insegnare i principi della Bibbia e del Libro di Mormon, principi come il fatto che l’omosessualità è un peccato. E ricordando quel periodo, piangendo, Reynolds aggiunge, rispetto alle persone che ha incontrato e a cui ha detto queste cose: “I wish I could re-knock all of those doors and tell them that I was wrong”.

Il frontman degli Imagine Dragon del resto nel 2016 ha fatto partire l’evento LOVELOUD, una specie di super concertone per i giovani della comunità LGBTQI+ dove sentirsi accolti e i cui proventi sono devoluti in beneficenza al Trevor Project e a GLAAD, un’altra importante associazione americana che si occupa dei diritti della Comunità.

Anche nella vita della band il supporto ai diritti civili è presente, sia nei testi delle canzoni, sia nella scelta dei collaboratori dietro i loro pezzi, come ad esempio Believer scritta con l’artista queer Justin Tranter. Del resto Reynolds ha più volte dichiarato quanto nella sua posizione sentisse la responsabilità di fare qualcosa per i suoi fan: “One of the reasons I’ve felt such a need to speak out on this is I’ve gotten countless emails and letters from fans around the world who said, “I’m gay, but I know you’re Mormon so that probably means you don’t accept my lifestyle, but I love your music.” That was devastating and it broke my heart to get letters like that. I’ve written back to these people to tell them, “No, I do support you.” It’s been a driving force for me to raise awareness and make a difference and not just sit back to let people hurt. “It’s Time” reached a lot in a lot of different ways.”

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Se tanti hanno fatto raccolte fondi e detto di sostenere i diritti della comunità LGBTQI+, a memoria penso siano stati pochi quelli che, pur non facendone parte, abbiano utilizzato dei momenti di grande visibilità della loro carriera per toccare argomenti molto scomodi e poco “glamour”. Durante la premiazione come Top Rock Artist ai Billboard Music Award dell’anno scorso, Dan non ha ringraziato i fan, la casa discografica e la moglie. Il discorso è stato un statement politico molto forte, sul tema delle Conversion Therapies, ovvero terapie in cui negli Stati Uniti (ma non solo) alcuni tentano di “curare” l’omosessualità sia attraverso il condizionamento psicologico sia anche l’uso di droghe e stimoli negativi come elettroshock associati ad immagini erotiche di persone dello stesso sesso.

Se siete mai andati ad un loro concerto, quasi sempre, ad un certo punto – per la gioia degli occhi – si toglie la maglietta, ma per la gioia del cuore, altrettanto spesso si ammanta nella bandiera arcobaleno. Questo significa essere una Icona, per me.

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