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AMBRA ANGIOLINI

AMBRA ANGIOLINI

Gaspare Baglio

C’è una generazione di ragazzi gay cresciuti a pane e Non è la Rai, che non ha mai visto la trasmissione cult di Italia 1 con gli stessi occhi dei coetanei che smaniavano per le varie Roberte Carrano, Miriane Trevisan e Ilarie Galassi. Era la generazione che ha trovato in Ambra Angiolini – teenager riccioluta, chiassosa e con la faccia così tosta da tenere testa a tanti compassati personaggi della cultura e dello spettacolo – una figura di rottura destinata a diventare icona e amica di tante battaglie arcobaleno. Se poi si aggiungono hit come T’appartengoL’ascensoreTi stravoglio e Io, te, Francesca e Davide il gioco è fatto: l’amore tra la comunità LGBTQI+ e Ambra è un colpo di fulmine che non si sarebbe trasformato, però, in un fuoco di paglia.

L’universo gay ha sempre seguito Ambra, in ogni suo progetto: da quelli più riusciti a quelli meno. Quando lo show pomeridiano di Boncompagni chiude i battenti, l’universo LGBTQI+ italico si piazza davanti alla tv per vedere Generazione X, talk che, in periodi in cui se ne parlava pochissimo, sdogana temi come l’omosessualità. Lo stesso Immanuel Casto ha ammesso che, proprio grazie a quel programma, «Per la prima volta ho capito che quella parte di me aveva un nome». Tra le perle della Angiolini vanno menzionati il favoloso Dopofestival di Sanremo (che l’ha consacrata) e anche programmi che avrebbero meritato di più come gli sperimentali Gratis e Stasera niente Mtv (con due chicche musicali come Voglia questa voglia Tunga Tunga).

È il periodo in cui Ambra cresce e si tinge, sempre più, di arcobaleno manifestando al World Pride del 2000, conducendo il Pride Concert nel 2002, militando tra le fila del Circolo di cultura omosessuale “Mario Mieli”, partecipando come madrina di solidarietà contro l’omofobia al Gay Village 2009, sostenendo la lotta per ottenere una legge per il riconoscimento delle coppie di fatto. Nel frattempo, nella carriera di Ambra, arriva il cinema, grazie a Ozpetek che la lancia in Saturno Contro. Tante persone non aspettano altro che vederla inciampare, invece è bravissima, vera, commovente.

Ed è qui che in molti scoprono il grande pregio che, forse, solo la comunità LGBTQI+ ha compreso a pieno sin dall’inizio: Ambra non si nasconde, nei suoi occhi ci sono la gioia quanto il dolore. Emozioni alle quali attinge per la sua carriera sul grande schermo dove diventa, anche questa volta, protagonista.

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A questo punto va sottolineata una cosa: nonostante il grande successo ritrovato Ambra non ha mai dimenticato il pubblico gay. Non è stata di quelle “icone” che se ne ricordano solo quando cadono in disgrazia. Ambra c’è sempre stata e, quando la comunità ha cercato un aiuto, lei era presente. Il motivo? La riconoscenza, dote rara. Come lei stessa ha ammesso al Lover Film Festival del 2014: «Dico sempre grazie al popolo gay di esistere, perché io esisto ancora grazie a loro». Ma Ambra ha tante frecce al suo arco, da scoccare soprattutto in tv.

Lo abbiamo visto al Concerto del Primo Maggio che ha firmato (finalmente!) anche come autrice. Siamo sicuri tornerà a darci soddisfazioni in questo senso ora che, come lei stessa ha ammesso, con il piccolo schermo ha fatto pace. Lo abbiamo capito vedendola come una splendida padrona di casa, capace di dimostrare, ancora una volta, che la fragilità è sinonimo di forza, che se si cade poi ci si rialza. La love story tra Ambra e il mondo gay continua e, anzi, mi azzardo a dire che non finirà mai. Del resto lei ce lo GIURA!

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