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Il sogno olimpico di Valentina e le sfide di uno sport che sia davvero di tutt*

Il sogno olimpico di Valentina e le sfide di uno sport che sia davvero di tutt*

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Essere sportivi non è sempre facile. Lo sport in certi casi è spietato. Spietato anche quando non ce n’è bisogno. Le persone trans lo sanno benissimo, loro malgrado. Essere sportivi quando il corpo con cui si nasce non è quello del genere con cui ci si identifica significa discriminazione, insicurezza, rifiuto e spesso tanta chiusura. 

Ho avuto il piacere di parlare di questi temi con Valentina Petrillo, atleta transgender, e Milena Bargiacchi, Gruppo Trans A.p.s., per capire meglio quale è la situazione. Perché comprendere è importante e ci aiuta a concepire la nostra cultura, sportiva e non, nei limiti che la caratterizzano e ad allargarne gli orizzonti. 

Valentina è una donna trans, nata a Napoli, che attualmente è programmatrice in una software house di Bologna. Dall’età di 7 anni però Valentina ha la passione per la corsa e l’atletica leggera, nata dopo aver visto la vittoria di Pietro Mennea nella finale Olimpica di Mosca nel 1980. A 14 anni Valentina diventa ipovedente (meno di un decimo di visus in entrambi gli occhi) a causa di una malattia genetica rara, la Sindrome di Stargardt. La passione di Valentina è forte, così tanto da resistere a tutte le difficoltà causate dalla burocrazia e dall’ignoranza. Perché quando Valentina ha iniziato il suo percorso di transizione s’è trovata il pregiudizio ed è anche stata addirittura accusata di affrontare questo cambiamento esclusivamente per vincere le competizioni di un’altra categoria, nonostante lei avesse già vinto, dal 2016 al 2018, 11 titoli italiani. Ma Valentina è andata avanti con il suo sogno, nonostante le federazioni la prendessero per pazza. Il suo sogno? Le prossime Olimpiadi di Tokyo. Se ci riuscisse sarebbe la prima atleta trans a tentare la qualificazione paralimpica seguendo quelle che sono le nuove normative del CIO. Insomma: Valentina vuole scrivere la storia. 

Ma quale è la situazione a livello di Comitato Olimpico Internazionale e italiano? E chi aiuta Valentina in questo percorso? Milena e il Gruppo Trans sono accanto agli sportivi trans, professionisti o amatoriali. 

Milena mi racconta: “Come Gruppo Trans A.p.s stiamo seguendo la vicenda di Valentina; atleta trans ipovedente alle prese con le qualificazioni paralimpiche. Le siamo accanto in questa sua sfida supportandola anche dal punto di vista burocratico poiché i regolamenti internazionali faticano ad essere recepiti e applicati dalle federazioni italiane. Tanti, purtroppo, sono anche i pregiudizi da abbattere soprattutto nei confronti di chi, come Valentina, sta facendo una transizione verso il genere femminile. In Italia al momento l’accesso al mondo dello sport è per lo più precluso a tutte quelle persone che non aderiscono agli standard individuati dalla società per definire le categorie di “uomini” e “donne”. Al momento a livello internazionale il Comitato Olimpico si è espresso, a partire dai giochi di Rio, con un regolamento inclusivo delle persone trans* che regola l’accesso alle competizioni non più sulla base dei dati anagrafici dell’atleta ma sulla base dei suoi valori ormonali presenti nel sangue. Va fatto notare come questo regolamento vada a normare soprattutto i corpi delle donne poiché lo standard individuato per poter competere della categoria femminile non deve superare le 5 nanomoli di testosterone per litro di sangue. Ciò significa che tutte le donne con produzione di testosterone superiore a quella soglia dovranno assumere farmaci per poterlo abbassare; si veda il caso Castor Semenya, atleta intersex alla quale è stato vietato di competere con le donne per via di una eccessiva produzione di testosterone presente naturalmente nel suo corpo. Nessun controllo invece sugli uomini che anche con valori ormonali di testosterone più alti della media maschile posso indisturbatamente competere senza correre il rischio di finire nell’occhio del ciclone. Come spettatori assistiamo quindi al seguente scenario: mentre donne troppo forti rispetto alla media femminile vengono tacciate di essere sleali nel competere nella loro categoria gli uomini troppo forti rispetto alla media maschile vengono al contrario premiati. 

Ma in una società che continua ad andare oltre alle classiche definizioni binarie di “uomo” e “donna”, la storia di Valentina e tante altre persone come lei, che impatto sta avendo? 

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Milena: “La storia di Valentina ci sta permettendo di lavorare su questi aspetti normativi cercando di far sì che le Federazioni italiane a cui Valentina fa riferimento recepiscano le normative internazionali per poterle permettere di gareggiare sulla base dei valori ormonali. Risulta però già chiaro che questa non potrà essere la soluzione definitiva… la fragilità di questo impianto, come evidenziano i casi delle persone intersex, inizia già ora a mostrare tutte le sue contraddizioni ed essendo in aumento anche le soggettività no binary e questioning temo che il mondo dello sport se vorrà continuare ad essere di tutti e non di pochi anziché normare i corpi a suon di farmaci dovrà fare un grandissimo sforzo uscendo con buona pace da un binarismo anacronistico che impone limiti alle donne nel tentativo di mantenere una netta separazione tra i generi che oggi sappiamo essere poco aderente alla realtà. Come Gruppo Trans A.p.s. fin dalla nostra nascita ci siamo da sempre impegnati attivamente per cercare di rendere l’accesso alla pratica sportiva inclusiva anche per le persone trans*. Uno degli ostacoli più grandi da affrontare per poter praticare sport resta infatti la discrepanza tra il documento anagrafico e il genere di elezione della persona. Oltre a questo ci siamo da sempre battuti anche sull’accessibilità degli spazi; una netta divisione per generi, senza le dovute attenzioni, rischia infatti di diventare un ostacolo al proseguo della pratica sportiva. Bagni e spogliatoi devono essere ripensati nel rispetto di tutte le identità e soggettività trans*! Gli interlocutori che hanno saputo raccogliere questa sfida ad oggi sono pochi ma fortunatamente le istanze portate avanti su questi temi hanno potuto trovare concretezza grazie alla stretta collaborazione nata con Uisp. Da questo sodalizio sono nati importanti progetti quali il “Tesseramento Alias” per gli/le/* atlet* trans*, volto a tutelare l’identità di elezione della persona all’interno dei circuiti Uisp e, non da ultimo, l’inaugurazione su Bologna di un corso di fitness trans-body-positive che si prefigge come obiettivo quello di creare un safer space entro il quale potersi allenare in un ambiente friendly e non giudicante”.

Il sogno di Valentina è importante perché significherà per lei vincere contro un sistema che ancora ignora le persone trans rendendoli invisibili ed aiuterà anche chi, come Milena e il Gruppo Trans, combattono affinché ogni persona possa seguire i propri sogni, le proprie passioni, senza doversi sentire sbagliata, diversa o non adatta. 

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