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Greta, il coraggio di essere se stess* e gli artigli amorevoli di mamma orsa

Greta, il coraggio di essere se stess* e gli artigli amorevoli di mamma orsa

Domenico Naso

“Greta compie 14 anni ad agosto ma non è ancora nata”. È Cinzia a parlare, la mamma di Greta, che è nata assegnata maschio e ben presto ha capito di volere intraprendere il percorso di transizione. Cinzia è una donna semplice e affabile, ma quando c’è da difendere la sua cucciola, sfodera gli artigli di una mamma orsa. E pensare che per lei non è stato facile, almeno non da subito, comprendere quello che stava succedendo all’allora figlio: “Non sapevo neanche esistesse la persona trans. Io pensavo che il trans fosse una prostituta uomo. E non pensavo neppure che si nascesse così, mi sembrava un’americanata. Pensa che ho scoperto il vero significato solo quattro anni fa, digitando su Google ‘uomo che si veste da donna’”.

La piena consapevolezza, però, è arrivata quando Greta aveva 12 anni e ha fatto coming out: “Sin da quando aveva 3 anni vivevamo in una sorta di stranezza. Io pensavo fosse gay. Quando ha fatto coming out mi sono rilassata perché finalmente avevo in mano una certezza”.

Greta è nata gemella e prematura, è sempre stata fragile. Anche per questo è sempre stata seguita da una psicologa: “Da anni la psicologa mi diceva che era infelice, che qualcosa non andava. Abbiamo spostato le montagne per capire, è stato come avere un malessere fisico sconosciuto e finalmente riuscire a scoprire cosa lo provocava”.

Dopo la consapevolezza, dunque, è cominciato il cammino che sta portando Greta verso la piena autodeterminazione. Un cammino difficile, racconta Cinzia, soprattutto per colpa dell’ambiente esterno: “Greta vive una realtà bruttissima a scuola. In classe è inesistente e le poche forme di attenzione nei suoi confronti sono state obbligate dagli insegnanti. C’è tantissima ipocrisia”. Ecco perché Cinzia è preoccupata, per la figlia e per il male che potrebbe subire. Per quanto riguarda lei e il papà, invece, nessun problema: “Non ce ne frega niente di quello che pensano gli altri. La fortuna di Greta è avere genitori che non guardano le apparenze”. Un giorno il fratello di Greta è tornato a casa da scuola arrabbiatissimo perché lo avevano chiamato “frocio”. Cinzia, fedele alla sua volontà di infischiarsene delle opinioni della gente, è riuscita a chiudere la faccenda in poche parole: “Gli ho detto: ‘e chi se ne frega! E poi anche se fossi gay quale sarebbe il problema?’. Vedi”, continua mamma orsa, “per me è davvero uguale. Anzi, non posso nemmeno escludere di innamorarmi di una donna. Cosa ne so di cosa può succedere nella vita?”.

Il fratello gemello, d’altronde, era stato quello che aveva capito tutto fin da bambino. Quando i genitori gli hanno detto “Da oggi c’è Greta”, però, ha cercato in tutti i modi di convincerla a non farlo. “Per paura di essere preso in giro”, spiega la mamma.

Mentre parlo con Cinzia, mi accorgo che non pronuncia mai il vecchio nome di Greta e glielo faccio notare: “È vero, non lo dico mai. Mi fa un effetto strano, lo vedo lontano”. Eppure, è sempre la mamma a parlare, “Greta non sapeva contare, non sapeva l’alfabeto ma sapeva che ci si poteva operare. Spesso va a controllare se hanno cambiato la legge per l’età minima!”. Invece dovrà attendere i 18 anni, come da normativa vigente, mentre la mamma confessa, con una voce che diventa tenera e struggente: “Vorrei che fosse già donna in tutto e per tutto!”.

Provo a chiedere a mamma Cinzia se Greta pensa mai all’amore, se ha avuto già la prima cotta. La risposta è un po’ sconsolata: “Le piaceva un suo compagno ma lei dice di avere la consapevolezza che non vivrà l’amore. Non ha un’adolescenza normale come tutte le altre ragazzine. È molto realista”. Troppo pessimista, forse, perché l’amore arriva per tutti e viene a cercarti in posti dove temi di non poter essere mai trovato. Arriverà anche per Greta, ovviamente, e sarà bello, brutto, romantico, passionale, dolce, complicato. Piangerà e riderà per amore, perché è così che deve andare.

Nel frattempo, la solitudine di Greta è parzialmente colmata da tanti amici “virtuali”, lontani, che hanno scoperto la sua storia alle Iene e che le stanno vicino sui social. “Io sono Greta 13”, il gruppo che Greta e Cinzia hanno creato su Facebook, conta 2200 persone. Per Greta sono un’occasione unica per confrontarsi, per capire le difficoltà che ci sono, che dovrà affrontare. “Non si sente sola”, dice Cinzia. “Io le faccio sempre esempi positivi, come quello di Gianmarco Negri, sindaco di Tromello. Lui è una persona meravigliosa e ha un futuro brillante”.

E Greta, invece, che futuro immagina per sé? “Vuole fare la truccatrice. Io le ho detto di prepararsi anche un’alternativa ché non fa mai male”.

Prima di congedarmi da Cinzia provo a riportarla al passato, a ricordare il momento in cui Greta ha deciso di manifestarsi apertamente davanti ai genitori. “Lo ha detto prima al babbo e la causa scatenante è un po’ strana: il fratello girava nudo per casa e lei aveva detto ‘Già mi fa schifo il mio, figurati se voglio il vedere il tuo’”. Il papà ha chiesto spiegazioni e Greta ha finalmente vuotato il sacco. A Cinzia lo ha detto il giorno dopo: “Ovviamente il suo babbo mi aveva già detto tutto ma lei mi disse ‘Voglio essere quello che sono, voglio essere femmina’. Un anno fa, tornando da Milano, è tornata sul suo coming out: ‘Se non avessi trovato le parole per dirvelo mi sarei uccisa. Non ce la facevo più‘”.

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A settembre il coming out, a dicembre la scelta del nuovo nome. “La storia del nome inizialmente l’ho vissuta come un lutto”, dice Cinzia. “Le prime volte mi faceva ridere dire GRETA ma vedevo che era felice. Dopo un paio di mesi ha cancellato il suo vecchio nome dal mio cellulare e io mi sono messa a piangere”.

Greta sarà anche giovanissima, ma ha dimostrato un coraggio e una forza di volontà encomiabili: “Ha deciso di cominciare la transizione senza dircelo. Non rispondeva al suo vecchio nome, ha anche preso un paio di note a scuola. Poi siamo andati a parlare con la dirigente scolastica e con i genitori degli altri ragazzi. Inizialmente mi dicevano che era un po’ presto ma abbiamo ottenuto che fosse chiamata Greta anche in classe”.

Greta è in cammino, dunque, verso un futuro libero e radioso. Ma cosa le augura mamma orsa, così forte e protettiva nei confronti di sua figlia: “Le auguro che si realizzi, che si rafforzi mentalmente. Voglio che studi e che viva la sua vita. Che usi questa cosa per aiutare gli altri. Ci sono così tante persone nella sua stessa situazione che si suicidano… I genitori devono abbracciare i figli a prescindere, devono informarsi e formarsi. Noi genitori siamo la prima e unica spiaggia per quest* ragazz*. Possono avere problematiche fisiche, sociali, di accettazione, ma se non ti accetta la famiglia stai ancora peggio, è tutto finito”.

Tra pochi giorni uscirà “Io sono io” (Società Editrice “Il Ponte Vecchio”), un libro scritto da Cinzia con la collaborazione di Francesca Viola Mazzoni. È la storia di Greta, è la storia di una tredicenne forte, coraggiosa e soprattutto libera di essere finalmente se stessa.

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