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Siamo ovunque e resistiamo con orgoglio

Siamo ovunque e resistiamo con orgoglio

Christian Leonardo Cristalli

Quest’anno come QueerMagazine scegliamo di prepararci a celebrare l’IDAHOBIT, la giornata mondiale di contrasto all’omo-bi-lesbo-transfobia, esplorando in particolar modo l’ambito delle discriminazioni affrontate dalle persone transgender.

Non tutte sanno infatti che il nostro paese gode di un triste primato nella violenza e discriminazione di genere, e detiene con regolarità la pole position in Europa per il numero di crimini d’odio nei confronti delle persone transgender, al pari di paesi come la Turchia di Erdogan. Per aiutare a comprendere le discriminazioni a cui le persone trans sono ancora oggi troppo

spesso costrette in Italia, pubblicheremo da qui al 17 maggio alcuni contenuti specifici.

Discriminazione è mettere in dubbio la capacità genitoriale in quanto persona transgender. Essere stigmatizzate come un pericolo per famiglie e bambini. Ogni qualvolta una persona trans viene scartata a un colloquio di lavoro sulla base di un pregiudizio, si tratta di discriminazione. La stessa che non garantisce sovente alle persone transgender di avere accesso ai servizi inerenti la sfera della propria salute alla pari delle altre persone. Tutto ciò che comporta l’abbandono della pratica sportiva da parte di tante persone transgender è di fatto discriminazione. L’invisibilizzazione e la marginalizzazione prodotta dalla richiesta di usare documenti che non ci rappresentano nei rapporti sociali quotidiani, è discriminazione.

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Esistere e resistere nel sistema di privilegio eterocisnormativo è una lotta quotidiana per migliaia di persone transgender che in Italia scardinano con la propria esistenza ruoli e stereotipi legati al costrutto di genere. Atti di ribellione liberi e autodeterminati nei confronti delle aspettative sociali di un sistema legato alla produzione di corpi e di modelli restrittivo della pluralità degli stessi. Promuovere un nuovo disegno di legge atto a contrastare l’omo-bi-lesbo-trans-negatività in grado di prevedere tutele anche per le persone transgender è sicuramente un traguardo molto significativo e importante. Attenzione, però, a non dimenticarci di riformare una legge come la 164 del 1982, dalla quale oggi la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale stanno proteggendo le persone trans in Italia dalla sterilizzazione di massa operata dai giudici nei tribunali. L’Europa ci ha già condannato due volte al riguardo, ed è nostro dovere mettere mano a qualsiasi forma di transfobia istituzionalizzata da parte dello Stato italiano, che proprio in questo caso sotto gli occhi di tutte ha visto consumarsi questa violazione dei diritti umani di ciascuno di noi.

La discriminazione si nutre di ignoranza e di quell’immaginario collettivo stereotipato, stigmatizzante, patologizzante, pietista e assistenzialista delle libere soggettività transgender. Siamo ovunque e resistiamo con orgoglio per promuovere un cambiamento culturale con il desiderio di un mondo migliore, con la consapevolezza che questa sarà la strada che ci porterà ad abbattere le disuguaglianze sociali, per un nuovo panorama di diritti ed equità.

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