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5 artisti lontanissimi che non sapevate di amare

5 artisti lontanissimi che non sapevate di amare

Plavia

Sin dalla notte dei tempi la musica ha senza dubbio influenzato qualunque aspetto della nostra esistenza, ivi inclusa la cultura LGBTQI+, accompagnando decenni di lotte e conquiste. Ho quindi deciso di soffermarmi sugli esempi queer più recenti, su quegli artisti presenti nelle mie playlist Spotify, e sulle icone più amate al mondo. Il tratto comune? La lontananza geografica da noi. I più lontani, i più fichi. Ah, ne ho tralasciati moltissimi, ma d’altronde si sa, le classifiche lasciano sempre il tempo che trovano. Facciamoci dunque un giretto spensierato per il mondo musicale al di fuori della nostra bella Europa. Allacciate le cinture, si parte.

Arca (Venezuela)

La musica di Alejandra Ghersi, nata Alejandro Ghersi e conosciuta artisticamente come Arca, è delicata come un cigno e complessa come un cigno nero. Abbandonate le mire indie perseguite nel paese d’origine con la band Nuuro in gioventù, Alejandra si è poi trasferita a New York dove, dal 2012, ha dato vita al progetto catartico in questione, prima producendo e poi cantando (gli album all’attivo sono quattro). Le contraddizioni e le eccezioni sono il suo pane quotidiano, probabilmente perché anche lei pensa che l’incoerenza è la virtù delle persone sveglie (urrà!). Ne sottolineano il valore anche le collaborazioni con Björk, Kanye West o FKA Twigs. Insomma, un’artista da consigliare a chi ha un orecchio sopraffino capace di annidarsi davvero tra le pieghe di quella voce cangiante.

Pabllo Vittar (Brasile)

Classe 1994, questa artista è molto più di una cantautrice, ballerina, drag queen e attivista brasiliana. Perché? Semplicemente perché essere sé stessi in un paese come il Brasile (in crescita su molti fronti prima, governato da Bolsonaro dopo) acquisisce immediatamente un altro valore. E non trovo affatto scontato diventarne poi il colorato simbolo della resistenza, come nel caso di Vittar. E c’è da dire che, nonostante le difficoltà del contesto, questo suo modo di essere l’ha poi premiata nel tempo: seguitissima sui social (oltre 10 milioni di follower su Instagram), Vittar è oltretutto la prima drag queen nella storia ad essere stata nominata per un Latin Grammy.

Troye Sivan (Sud Africa/Australia)

Qualche anno fa il TIME Magazine definisce mister Sivan ‘la pop star perfetta del 2018’. Figlio di YouTube agli inizi, Troye inizia ufficialmente la sua carriera musicale nel 2015, quando pubblica il suo primo vero album che da subito viene apprezzato per come inquadra e cattura il mondo teen. La sua musica è come il suo diario personale dove ritrovarsi fragile, puro, curioso, o diretto. In una parola, libero. L’ultimo disco, “Bloom”, è del 2018, anno che vede Troye impegnato anche nel mondo del cinema, partecipando al film “Boy Erased – Vite cancellate”. Recentemente protagonista di azzeccati featuring con personalità quali Ariana Grande, Charlie XCX o Allie X, questo ragazzo dal volto angelico vi farà senz’altro venire voglia di ballare in completa euforia.

Sara Hebe (Argentina)

Attivista argentina dagli occhi di ghiaccio, Sara Hebe è una cantante e autrice argentina a metà tra rap, funk e cumbia che spicca nel panorama musicale dell’America Latina – e non solo.

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Molto presente anche in Europa con frequenti tour, di lei colpiscono il temperamento (odio la parola grinta), la presenza sul palco e il senso di comunità. Una vera e propria guerriera samurai, potrei dire. Tra i temi delle sue canzoni spiccano il femminismo, l’inclusione, l’antifascismo, la lotta al precariato e al capitalismo, e la mobilitazione sociale. ‘Voglio fare poesia urbana di strada, che venga poi rivista e fatta propria dal popolo’, ha dichiarato. A voi la scelta!

ANOHNI (UK/Stati Uniti)

Precedentemente cantante della band Antony & The Johnsons e prima ancora androgina drag queen proveniente dal mondo underground punk e drag dell’East Village a New York, oggi Anohni è una apprezzata musicista dal tono di voce celestiale presente sul mercato musicale con un album, un mini-album e una candidatura agli Oscar per miglior colonna sonora (“Manta Ray”, dal documentario “Racing extinction”). Amica di Lou Reed, ha lavorato anche con il maestro Franco Battiato e con Elisa. Davvero una chicca nemmeno troppo nascosta. Basta saper cercare bene.

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