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Primo maggio transfemminista

Primo maggio transfemminista

Christian Leonardo Cristalli

Questo lockdown ha fornito spunti di riflessione importanti per mettere in discussione il sistema socio-economico nel quale viviamo. La nostra capacità di accesso al mondo del lavoro e ai servizi di cure, in relazione a privilegi e discriminazioni prodotte dall’eteropatriarcato.

Come soggettività LGBTQI+ abbiamo molto da offrire in questa discussione sulla crisi post coronavirus, a come ripensare forme tradizionali di lavoro, welfare, di relazioni, sessualità e politica che possano davvero rappresentare un nuovo sistema economico flessibile. Un sistema capace di tutelare soprattutto chi è sprovvisto di garanzie, di un contratto di lavoro, chi non rientra nelle tutele confinate solo al cosiddetto mercato “regolare” , in un sistema che di equo ha ben poco, e che ci spinge continuamente nel lavoro invisibile. Come comunità trans siamo di fatto spinte nel mercato del lavoro invisibile in quanto lavoratrici sex worker. Un sommerso, quello delle professioni non “regolarizzate”, che andrebbe pienamente riconosciuto, e come in questo esempio decriminalizzato una volte per tutte in Italia. Serve un sistema che riconosca i bisogni delle persone, specie quelli delle più deboli e marginalizzate. Tante le donne migranti che ad oggi sono costrette ad accettare di venire sfruttate a condizioni inumane per avere anche solo una possibilità di esistere.

È ripartendo dalle nostre vite di donne frocie e trans spesso discriminate o estromesse dal mercato del lavoro, nella precarietà del lavoro sommerso e della disoccupazione, che rifiutiamo di isolarci nelle nostre solitudini ma esercitiamo da sempre pratiche di resistenza e mutualismo. È infatti dalla molteplicità delle nostre soggettività trans queer che continuiamo a creare reti per intraprendere lotte sociali, per un mercato del lavoro equo e flessibile che non ci valuti solo in quanto posizione di privilegio. Per reagire insieme alle molestie sul posto di lavoro, per resistere all’omotransfobia, per ridistribuire il carico di lavoro e anche di cura come nell’accudimento dei figli, alla violenza domestica, e alla concezione familista che in questi tempi di Covid vorrebbe permetterci contatti soltanto con chi ha un legame sancito dallo Stato. In una situazione in cui le nostre vite, identità e relazioni non sono riconosciute. Una situazione di securitarismo capace di alimentare i più bassi istinti umani, caricando le foto sui social di chi non si sta uniformando alle regole da parte di tanti voyeuristi.

Il Primo Maggio Transfemminista costruisce una rivoluzione globale e una protesta di solidarietà in modo trasversale, in una lotta per l’uguaglianza sociale e per il diritto al reddito e a una casa per tutte. Per un futuro libero da generi imposti, da un capitale che produce la convinzione in ognuna di noi di dover provvedere solo ai propri bisogni e che detta i tempi delle nostre vite. Ora come ora si può andare a lavorare ma non ancora vedere le persone care. Tutto questo è sintomatico e paradossale.

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Il Primo Maggio Transfemminista è il nostro futuro, in una visione di economia di responsabilità reciproca in cui ciascuna di noi abbia ciò di cui ha bisogno per vivere e che lo Stato non se ne deresponsabilizzi, ripensando le modalità di sfruttamento dell’ambiente per una società davvero sostenibile e ri-organizzando il sistema delle catene globali, adattando il mercato del lavoro a un tempo materiale equo delle nostre vite che desideriamo investire nel lavoro.

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