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Liberiamo i corpi e prepariamoci alla rivoluzione

Liberiamo i corpi e prepariamoci alla rivoluzione

Christian Leonardo Cristalli

In questo momento di limitazione delle nostre libertà personali all’isolamento domiciliare, nella restrizione alla libera circolazione delle persone a cui siamo confinate, sembra quasi paradossale affrontare il tema della “Liberazione”, una contraddizione tra le tante che la crisi coronavirus ben evidenzia in tutta la sua inaspettata brutalità. Sebbene lo Stato abbia messo in campo delle misure di quarantena e di distanziamento sociale per proteggerci nel contenimento di questa epidemia, quella di oggi è un’ottima occasione per riflettere su quanto un diritto non sia mai un assunto incontrovertibile, ma sia sempre e comunque necessario restare vigili e continuare a lottare.

Oggi 25 Aprile celebriamo memoria storica di liberazione dall’oppressione nazifascista. Tra nuove derive xenofobe emergenti e le vecchie nostalgie di sempre, sappiamo bene in quanto identità non conformi, che i nostri corpi politici e vissuti di persone transgender o LGBTQI+ ricalcano allo stesso modo percorsi di liberazione di sé rispetto alla morale collettiva, a forme di controllo e sistemi di potere. Siamo perciò abituate molto spesso a resistere da sempre nel nostro quotidiano.

L’esperienza che stiamo vivendo rischierà di lasciare un segno duraturo e forse rivoluzionario sul nostro modo di agire e di rapportarci alla cittadinanza. Resistere oggi significa avere la convinzione che questo virus ci abbia fatto sviluppare sufficienti anticorpi per non cadere nella trappola di ritornare alla cosiddetta “normalità” o alle abitudini di “prima”. Può essere questo il momento di assumerci la responsabilità di rilanciare la politica, ripartendo dal basso delle nostre lotte esistenziali, di Liberazione della società che desideriamo, senza accontentarci di indossare solamente una mascherina. È questo il momento di pretendere di osare, di immaginare nuovi mondi possibili, orizzonti nei quali poter vivere liberamente le nostre vite, dando spazio ai nostri desideri, con il potere di abitare i nostri corpi e di plasmarli e renderli visibili agli altri, affermando la nostra identità anche come atto di ribellione alla cultura dominante. L’esperienza trans è una esperienza che ha un significato profondo di autocoscienza e di libertà che può ispirare tante persone a credere in se stesse e credere che trasformare la realtà sia possibile. In quella che ormai sembra essere diventata una vera e propria quarantena di emozioni, di pensieri, di cultura, e in cui sembra di vivere in un tempo sospeso quasi con un senso di paralisi, la pandemia trasforma radicalmente il nostro modo di pensare, rimette in discussione le nostre priorità e bisogni, decostruendo forme di relazione sociale a cui eravamo abituate e costringendoci a imparare nuove forme di comunicazione e nuovi modi di ripensare le nostre vite anche attraverso il desiderio di fare mutuo aiuto tra persone e di creare nuovi reti di solidarietà per fare fronte a questo cambiamento globale. In un mondo in cui tutto si è fermato, il virus ha infettato anche il capitalismo, e ci ha paradossalmente liberato per un istante da una visione della nostra quotidianità subordinata al lavoro, a favore di un momento in cui si riallacciano le mollette della solidarietà sociale, siamo tutte più interconnesse e anche la salute diventa bene globale. Siamo finalmente costrette a rimettere in discussione i nostri sistemi di produzione e il narcisismo con cui consumiamo. Ora più che mai possiamo prepararci per lottare unite.

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Questa festa di Liberazione in tal senso può essere un orizzonte di speranza per nuovi percorsi di lotta e per riportarci sempre più a una riscoperta della qualità delle nostre relazioni umane, dell’ambiente che ci circonda, e della solidarietà spontanea delle tante reti informali che a livello cittadino si sono attivate sul territorio per aiutare chi è rimasto intrappolato nella morsa della disuguaglianza sociale di un sistema che non ci reputa mai abbastanza produttive, che lascia al margine persone troppo spesso invisibili e dimenticate dal nostro sistema di welfare e senza accesso ad ammortizzatori sociali: persone senza fissa dimora per cui lo slogan “restiamo a casa” è stata una contraddizione estrema, o ancora le migliaia di lavoratrici transgender sex worker spesso considerate clandestine in una società che le stigmatizza e colpevolizza per la propria condizione. Nella giornata della Liberazione penso a tutte le persone migranti che di base incorrono nella contraddizione e nelle tensioni del divieto alla libera circolazione delle persone, e al concetto di confine, che oggi molte di noi hanno toccato con questa esperienza con mano non potendo raggiungere i propri affetti. Molte persone stanno per perdere i propri privilegi di cui non erano neppure consapevoli, destinate a scoprirsi le nuove etichettate “diverse”. Le nostre lotte di libertà diventano sempre più intersezionali, ampie e di autodeterminazione. Come movimento LGBTQI+ e come libere soggettività transgender possiamo essere un piccolo catalizzatore di questa rivoluzione che ci attende.

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