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LIBERAZIONE!

LIBERAZIONE!

Gianmarco Capogna

“liberazióne s. f. [dal lat. liberatio -onis]. – 1. L’atto, il fatto di liberare, di liberarsi o di essere liberato (da una soggezione, da un male, da un vincolo, da un controllo, ecc); anche da ciò che opprime moralmente, spiritualmente; o socialmente: movimenti di l. delle donne, per il riconoscimento dei loro diritti (quando questi non erano, o erano solo parzialmente, loro riconosciuti)” da Treccani.

Il 25 aprile si celebra il 75° anniversario della Liberazione. Una giornata carica di grande significato perché ci ricorda il momento in cui l’Italia si è liberata dalla dittatura e dalla follia nazifascista che aveva distrutto il Paese nelle sue fondamenta. Da quel momento è iniziato il cammino della nostra Repubblica.

Oggi, di fronte alla radicalizzazione di diverse forze politiche in Europa e nel nostro Paese, questa giornata non è solo celebrazione ma il momento ideale per rinnovare un impegno di resistenza a sostegno dei diritti e delle libertà di tutt*. Non accade solo in Ungheria, Polonia e Slovenia, i casi più eclatanti a livello europeo. Temi come l’aborto, il contrasto alle discriminazioni, l’educazione alle differenze, all’affettività e alla sessualità libera e consapevole, sono sotto attacco quotidiano anche in Italia da un fronte sempre più ampio che non riguarda più solo i movimenti ultra-conservatori ma si appoggia apertamente anche a forze politiche legittimate dal voto popolare. Con questo spirito abbiamo deciso di lanciare il primo fine settimana tematico di QueerMagazine per produrre, intorno ad un tema selezionato, una serie di riflessioni e contributi.

Nonostante la nostra lingua sia particolarmente ricca, nel corso del tempo abbiamo spesso dimenticato di porre attenzione al fatto che le parole non hanno solo l’utilità descrittiva di dare un nome alle cose, ma anche un grande senso cognitivo di associare immagini, sensazioni, valori, visioni. In America parlerebbero di frames, le “cornici” metacognitive che le parole ci evocano a livello inconscio e che servono per alimentare i collegamenti tra temi, battaglie e valori.

In questa direzione va LIBERAZIONE, un termine che porta con sé un grande bagaglio valoriale che dobbiamo sempre tenere a mente. Non poteva esserci parola migliore per inaugurare i nostri weekend monografici, specialmente in occasione del 25 aprile: il tema della liberazione attraverso sfumature diverse, parlando di liberazioni dei corpi, delle identità, di liberazione storica e culturale. Un tema che passa anche da “Bella Ciao”, il canto popolare della Resistenza che negli anni è diventato un simbolo ed un inno a livello globale.

Ma proveremo anche a descrivere come il processo di liberazione per alcune soggettualità non sia andato di pari passo con la liberazione dal nazifascismo, come è il caso delle persone LGBTQI+ che hanno dovuto aspettare anni prima di arrivare alla rivolta per la liberazione che è passata, e passa ancora oggi, dalla visibilità. 

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Per loro, l’abbattimento dei cancelli di Auschwitz ha, purtroppo, aperto i cancelli di un’altra prigionia: quella sociale, giuridica e culturale che è rimasta invariata per tanti altri anni, almeno fino al 1969 e a Stonewall. Ma anche oltre, se si pensa che il famoso paragrafo 175, seppur con una costante messa in discussione e svalutazione in termini legali, è stato in vigore dal 15 maggio 1871 al 10 marzo 1994. Tutto questo ha portato al grande silenzio che per anni c’è stato intorno all’Omocausto e alla difficoltà di un racconto storico e storiografico non solo per gli omosessuali maschi ma ancor di più per le lesbiche che venivano considerate asociali, con un triangolo nero e non rosa. Accanto a questo c’è anche il caso italiano del confino che rappresenta una differenza sostanziale rispetto alla strategia di sterminio della follia nazista.

Eppure, liberazione resta ancora l’urlo d’orgoglio per la comunità e per tutte le minoranze che vivono oppresse. E QueerMagazine nasce per offrire un approfondimento a tutto campo partendo da un’ottica LGBTQI+ che vuole dare anche voce alle narrazioni che ancora oggi faticano ad emergere. Per liberare la società ma anche, e soprattutto, per liberare tutt* noi.

(illustrazione di Emilio Pilliu)

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