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“Bella ciao”, un inno universale che appartiene a tutti

“Bella ciao”, un inno universale che appartiene a tutti

Nicholas Vitaliano

In questo insolito 25 aprile senza manifestazioni di piazza e commemorazioni, quantomeno non nelle consuete forme cui eravamo abituati, può essere interessante approfondire uno dei principali “veicoli” di questa importantissima festa, ossia Bella Ciao, il canto della Resistenza universalmente conosciuto.

In Italia, specialmente negli ultimi anni, uno di quegli elementi di unità nazionale che dovrebbe essere considerato un dogma, come appunto il festeggiamento del 25 aprile, è stato ed è soggetto a più riprese a strumentalizzazioni politiche in particolare dalla destra più estrema, che se ne è occupata con dichiarazioni discutibili e storicamente piuttosto vaghe, oltre che con provocazioni decisamente inaccettabili.

Per fortuna ciò non è sempre accaduto, basti ricordare il bellissimo discorso di Silvio Berlusconi il 25 aprile 2009 sulle macerie di Onna, dopo il tragico terremoto in Abruzzo, improntato alla condivisione e all’unità nazionale dopo un’immane tragedia come quella del sisma.

È bene infatti ricordare sempre che la Resistenza fu un fenomeno di popolo molto ampio, che non coinvolse solo “la sinistra”, ovvero comunisti e socialisti, come la vulgata vuole far credere negli ultimi tempi: tra i partigiani vi furono infatti cattolici, liberali, azionisti, addirittura monarchici. Tanti di loro hanno cantato e cantano ancora Bella Ciao. O quantomeno nessuno di loro se ne è mai potuto dire infastidito.

Bella Ciao ha però origini diverse e precedenti alla Seconda guerra mondiale: nacque infatti come un canto di lavoro delle mondine che, nelle risaie della prima metà del Novecento, subivano frustrazioni, angherie e turni di lavoro massacranti, imposti dai loro padroni. Il testo è ovviamente molto diverso rispetto a quello conosciuto da tutti:

Alla mattina appena alzata
o bella ciao bella ciao bella ciao, ciao, ciao
alla mattina appena alzata
in risaia mi tocca andar.

E fra gli insetti e le zanzare
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
e fra gli insetti e le zanzare
un dur lavoro mi tocca far.

Il capo in piedi col suo bastone
o bella ciao bella ciao bella ciao ciao ciao
il capo in piedi col suo bastone
e noi curve a lavorar…

Milva, la Pantera di Goro, rossa non solo di capelli ma soprattutto per ideali politici ben radicati, incise sia questa prima versione, sia quella più “moderna” legata al Movimento di Liberazione. Non fu l’unica artista italiana: se ne ricordano altre splendide versioni, tra cui quella di Giovanna Marini, quella di Claudio Villa e quella immortale di Giorgio Gaber.

Durante gli anni della guerra civile in Italia, il canto più frequentato tra i partigiani non era Bella Ciao, intonato prevalentemente, tra il 1943 e il 1945, soprattutto in area emiliana. La canzone più conosciuta e declamata era senz’altro Fischia il Vento, scritta su melodia russa, con un testo decisamente più duro:

Fischia il vento, urla la bufera
Scarpe rotte eppur bisogna andar
A conquistare la rossa primavera
Dove sorge il sol dell’avvenir

Ogni contrada è patria del ribelle
Ogni donna a lui dona un sospir
Nella notte lo guidano le stelle
Forte il cuore il braccio nel colpir

E se ci coglie la crudele morte
Dura vendetta verrà dal partigian
Ormai sicura è già la dura sorte
Del fascista vile traditor

Terminato finalmente il conflitto, la versione definitiva di Bella Ciao ottenne grande notorietà dopo la presentazione al Festival mondiale della gioventù democratica di Praga nel 1947, al quale si presentò a cantare un gruppo di giovani partigiani emiliani. Il canto simbolo della Resistenza italiana venne quindi tradotto e diffuso a livello mondiale anche per merito delle molte delegazioni straniere che presero parte alla kermesse.

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Da quel momento in poi, iniziò la vera fortuna di questo canto, ripreso a livello internazionale da tantissimi artisti: splendida la versione realizzata da Goran Bregović. Ricordiamo inoltre con piacere quella dei Modena City Ramblers, molto ritmata e incalzante, usata molto nelle recenti manifestazioni delle Sardine, o ancora quella legata al progetto Fridays for Future. Usato a tutto spiano anche in note serie televisive, Bella Ciao è diventato anche il canto del movimento Occupy Wall Street, oltre che degli indipendentisti curdi nella guerra civile siriana.

In questi mesi di pandemia è stato davvero commovente l’omaggio all’Italia rivolto da alcuni pompieri inglesi, oltre che dai cittadini della bavarese Bamberg, proprio sulle note di questa canzone di libertà.

Bella Ciao è davvero quindi patrimonio di tutti: è sempre stata intonata anche nel corso dei numerosi Pride italiani, a cui non manca mai il gonfalone dell’ANPI, insieme ai suoi numerosi rappresentanti. Le associazioni LGBTQI+ sono, per contro, sempre presenti durante i cortei del 25 aprile.

Emblematico è anche un piccolo fatto accaduto durante la trasmissione televisiva I tre tenori, condotta su Canale 5 nel 1998 da Maurizio Costanzo ed Enrico Mentana, dedicata alla carriera di tre grandissimi personaggi dello spettacolo e della cultura, ovvero Corrado, Mike Bongiorno e Raimondo Vianello. Verso la fine della trasmissione venne chiesto a Bongiorno di ricordare il suo passato da staffetta partigiana, con la conseguente cattura e la lunga prigionia. In rispettoso ascolto di quella commovente testimonianza c’era in quel momento anche Vianello, ex repubblichino di Salò. Vianello aderì in maniera spontanea alla Repubblica Sociale Italiana, senza mai rinnegarlo. Ma in quel momento rimase in rispettoso silenzio verso una storia più importante e giusta della sua, quella della Resistenza al fascismo. Fu una sorta di omaggio silenzioso a chi aveva combattuto a favore della libertà e della democrazia. Rimane infatti sempre fondamentale il rispetto per tutti i morti, senza però dimenticare che ci fu chi si schierò dalla parte giusta della storia, e chi da quella sbagliata. Vianello in quell’occasione diede una coraggiosa prova di correttezza e umiltà, dando il giusto onore a quegli eroi che consentirono a noi tutti di vivere liberi e in pace, anche cantando Bella Ciao.

Una mattina mi son svegliato,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao!
Una mattina, mi son svegliato
e ho trovato l’invasor.

O partigiano portami via,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao!
O partigiano, portami via
che mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao!
E se io muoio, da partigiano
tu mi devi seppellir.

E seppellire lassù in montagna,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao!
E seppellire, lassù in montagna
sotto l’ombra di un bel fior.

E le genti che passeranno,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao!
e le genti, che passeranno
mi diranno «che bel fior».

E questo è il fiore del partigiano,
o bella ciao, bella ciao, bella ciao ciao ciao!
E questo è il fiore, del partigiano
morto per la libertà.

E questo è il fiore del partigiano morto per la libertà.

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