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Che fine ha fatto la musica in tv?

Che fine ha fatto la musica in tv?

Plavia

Musica in TV: mi manchi.

Sono nata nel 1987. Ciò vuol dire che ho vissuto gli anni 90 in preadolescenza, ed è quindi anche colpa mia se andavano di moda le Magnum, se gli Eiffel 65 sono diventati miliardari, e se il trucco a contrasto torna ciclicamente di moda. Tuttavia, c’è almeno una cosa che rimpiango di quegli anni: la musica in TV. Intendo quegli interi programmi televisivi fatti solo di classifiche ed esibizioni, di interviste ed ospitate, di esclusive e approfondimenti. Top of the Pops, TRL, CD:Live, Festivalbar, MTV: Brand New, Roxy Bar, A night with, Scalo 76, Select. Perché non esistono più?

La fruizione oggi

Secondo la mia prospettiva, in questi anni va così: o Spotify o X Factor, o streaming in solitaria oppure il talent show. Quando non siamo ad un concerto o in piazza, siamo chini e chine sui nostri telefonini e laptop, oppure guardiamo la TV per seguire scontri, giovani speranze e competizioni. Mai che ci sia un programma dove il conduttore è seduto su un soffice divano scarabocchiato mentre parla con i Verdena ad orari notturni, per dire. Per carità, Spotify è la mia vita e con X Factor mi diverto a indovinare le cover e a cogliere le stonature, ma allo stato attuale delle cose mi dispiace per chi non ha potuto vivere l’epoca della musica in TV, anche (e soprattutto) per crearsi un’alternativa. Come facciamo oggi a raccontare ai più giovani, in modo pervasivo, che c’è un altro mondo musicale? Come possono anche solo pensare (ed arrivare) alle nicchie, alle sperimentazioni e ai progetti indipendenti? Bisogna solo far da sé e spulciare tra blog, TikTok, e streaming YouTube, temo. Che peccato.

Perché ci sarebbe ancora bisogno di musica in TV

Uno, per presenza, e quindi per esistenza. Ci sono, dunque esisto. Come dicevo qualche riga fa, la musica ha tutta la dignità di essere in palinsesto più di una volta all’anno (Sanremo, parlo di te) e in modalità non asfissianti. Con un’idea e una programmazione solide. Non conto i canali tematici del digitale terrestre perché, dai, appunto, chi se li guarda? Due, per farci staccare gli occhi da laptop e smartphone – uh mi è appena arrivata una notifica, scusate. Vedere un live in tv o il faccione del mio artista preferito fa ancora un bell’effetto. Tre, per aprire la testa al telespettatore o telespettatrice magari offrendogli l’occasione di scoprire o consolidare i propri ascolti. A me sembrano tutti validi motivi.

Qualche eccezione

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Qualcosa di buono però c’è ancora. Quando ho scoperto “I miei vinili” (RAI 3) mi è sembrato di respirare aria fresca. Trattasi di un piccolo programma con un ospite diverso a puntata che porta a Riccardo Rossi, il conduttore, i suoi vinili preferiti, gli artisti che più ama, e così via. Ed è bellissimo vedere Riccardo che si emoziona, che canta, che coinvolge. È da questi dettagli che si capisce chi ama davvero la musica. Anche Manuel Agnelli, frontman degli Afterhours, ha dato volto ad un bell’esempio di musica in TV con “Ossigeno” (sempre su RAI 3), portando ospiti, intervistandoli in modo davvero intimo, e lasciandogli lo spazio per suonare. Hanno invitato addirittura gli Editors, perbacco!

In chiusura, credo che non ci resti altro che piangere, forse. Ciononostante, procuratevi un paio di cuffie decenti e sollecitate la vostra voglia di musica. Ovunque essa sia finita.

Ah, se vi va io mi candido per fare la presentatrice di uno di questi programmi, o la valletta, l’autrice, l’addetta alle luci, non so.

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