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iOS(sitocina), ma vale anche per Android

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Cominciamo con un contributo inviatoci da Giovanni Albergucci

di Giovanni Albergucci

Ho sempre pensato che potesse succedere solo da adolescenti, mulinati da tempeste ormonali, “innamorati dell’idea dell’amore” e con la testa non ancora indurita a suon di capocciate contro metaforici muri. Innamorarsi tramite smartphone non capita certo, per esempio, alla soglia dei miei 25 anni – che son pochi, chiariamoci, ma pieni zeppi di bernoccoli.

L’innamoramento secondo alcuni neuroscienziati non lo controlli: consiste in quei mesi, dicono ne duri almeno sei, che scandiscono l’inizio di una relazione e la rendono chimicamente simile alle vere e proprie ossessioni, visto il comportamento dell’ormone ossitocina: quello dell’attrazione amorosa, per intendersi. Parte di questo periodo è vissuto con la più sregolata componente fisica, piena di passione. Si fa sesso, se preferite all’amore, in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi, ma non solo.

Dove possa collocarsi una mera comunicazione digitale in tutto ciò, davvero, non si sa. Vuoi per colpa del famigerato sexting, vuoi per la beffardata della persona giusta al momento sbagliato, in quarantena capita anche questo.

Per forza di cose, spero come tutti, io sento gli amici solo via smartphone. Scrivo questo pensiero riferendomi a parte di quelli single, ma non solo, abbastanza randomizzati per trascorsi, provenienza ed età. Diamine, è certo un campione ristretto, ma traboccante di specifici sentimenti sbocciati durante il lockdown, i cui bollori vengono sfogati via messaggio o via webcam. Lo sbalordimento ha raggiunto il culmine quando tutti, nessuno escluso, hanno lamentato una psicofisica e non meglio specificata ‘mancanza’ che, in particolare alla sera, li fa contrire.
Mancanza? Di cosa? Che mancanza sentono se nemmeno si sono mai visti? Semmai impazienza, aspettativa, curiosità. No, “mi manca e parecchio!”.

In amicizia, la prima risposta che si impone è l’inflazionato e ritualistico calma e sangue freddo: “dal vivo potrebbe farti un altro effetto”; “assicurati che il profilo, il contatto, corrisponda a realtà”; “fisicamente potrebbe non funzionare” e via dicendo.

Dopodiché ci pensi un attimo e realizzi in primis d’aver appuntato quei sacrosanti consigli che, al solito, propini – sapiente – agli altri e mai – deficiente – applichi a te stesso, in secundis che li avresti dati a fronte anche della più materiale frequentazione, essendo un apprensivo pessimista, tradotto rompiballe. Dunque ricalcoli e ammutolisci. In quest’era social, andrebbe tatuato in fronte ai leoni da tastiera, la realtà effettiva è intrecciata se non corrispondente a quella virtuale.

Scrivi su Facebook ed è come stessi parlando ad un grande tavolino davanti al caffè che stai bevendo o portando alla bocca la sigaretta che tieni in mano. Posti su Instagram e stai mostrando le tue foto in una bacheca fruibile a tutti. Twitti e ogni utente può sentirti ciarlare.

Dall’equazione devono essere tagliate fuori le botte d’ossitocina che si propagano al cuore e alle pudenda? Ma anche no, visto che i post, le stories e i tweets ci emozionano in bene o in male anche se veicolati da uno schermo. Certo, ci vuole un gran coraggio: in sé e per sé ogni innamoramento è rischioso, figurarsi al tempo del distanziamento sociale.

Dopo aver ricalcolato, dunque, mi permetto di scomodare quella disgraziata di Emily Dickinson, la mia poetessa preferita. L’immagine utile è quella di lei china a scrivere “L’amore è tutto: è tutto ciò che so dell’amore”, ispirata da un uomo visto di sfuggita una sola volta, in viaggio, circa 10 anni prima. Mi auguro per i distanziati neoinnamorati che, passata questa buriana, tutto il fervore permanga nelle app solo il tempo utile a decidere dove/quando vedersi, un po’ prevenuti magari, dato che tutti mostriamo solo una parte di noi sui social.

Quel che accadde alla Dickinson riempie il cuore, ma evitate di chiudervi nelle app, come lei nella sua cameretta, a sognare e scrivere finché non ci tirate il calzino. A meno che non lasciate al mondo poesie così belle: in tal caso fate pure!

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