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Queer e sostenibilità: quando ambiente e diritti sono la stessa cosa

Queer e sostenibilità: quando ambiente e diritti sono la stessa cosa

Nicola Moscheni

Era il 23 settembre dello scorso anno quando Greta Thunberg, la famosa attivista diciassettenne, svedese, partecipò al Climate Action Summit delle Nazioni Unite a New York, il vertice globale sull’azione per il clima e l’ambiente. Durante la conferenza internazionale pronunciò un discorso a dir poco iconico davanti a delegazioni provenienti da tutto il mondo, facendo un appello accorato perché le parole diventino fatti, smettendola con la retorica inutile.

“Tutto questo è sbagliato. Io non dovrei essere qui. Dovrei essere a scuola, dall’altra parte dell’oceano. Eppure, venite da noi giovani a parlare di speranza? Come osate! Mi avete rubato i sogni e l’infanzia con le vostre parole vuote. E io sono una delle più fortunate”.

DAL SUMMIT AL PRIDE

Sempre a New York, sempre nel 2019 ma a giugno, Lady Gaga pronuncia un altro iconico discorso durante il cinquantesimo anniversario dei moti di Stonewall, da brava attivista LGBTQI+ quale è sempre stata.

“Lo spazio che si interpone ancora tra noi e chi non ascolta e non vuole capire è il cammino che dobbiamo ancora fare ma so che non ci fermeremo”.

Si parla sempre di diritti mancati, di lotte per conquistarli e di moniti lanciati a chi vuole negarli. C’è chi lotta e chi non lo fa, chi si oppone e chi fa finta di niente. Il problema però rimane: la discriminazione, le ingiustizie e le prevaricazioni di chi ha più voce (e potere).

DISCRIMINAZIONE AMBIENTALE

Ti chiedo quindi di vedere le problematiche ambientali come una questione di discriminazione. Perché qualcuno ha deciso che dobbiamo vivere in una Terra malata dove in un secolo è scomparso un quinto della biodiversità mondiale. Stiamo per arrivare ad un punto di non ritorno ed è una condizione che nessuno di noi ha deciso, ad oggi.

Facciamo chiarezza, non si sta dicendo che ad un certo punto qualcuno abbia intenzionalmente deciso di danneggiare l’ambiente. Più che altro, c’è chi ha deciso di far prevalere i propri bisogni – economici – senza far caso alle conseguenze. Le conseguenze oggi sono diventate emergenze e la voce del dissenso è diventata attivismo ambientale, quello iniziato a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 e che oggi ha preso forza grazie alle iniziative come i Fridays for future.

Da un lato, quindi, puoi riconoscere l’uomo che non ha rispettato il nostro Pianeta, dall’altro c’è chi lo vuol salvare e dare una nuova opportunità a tutti.

IL SENSO DELLA LOTTA

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Credi sia giusto lottare per l’ambiente, per ridurre i danni del cambiamento climatico e per impedire che il riscaldamento porti al collasso tutto il sistema? Probabilmente sì. È ancora necessario farlo?

Per farti dare questa risposta in autonomia ti farò un’ultima domanda: dobbiamo ancora lottare contro la discriminazione di ogni colore o genere? Probabilmente sì.

Fino a quando al mondo ci sarà chi si metterà contro i diritti fondamentali alla vita, alla salute e alla libertà personale ci sarà bisogno di chi deve alzare la voce e far valere i propri diritti e quelli di molti altri che non possono farlo.

Ecco perché su Queer si parlerà di ambiente, in una sezione dedicata, per dare lo spazio che merita e per darti a tutti gli strumenti per partecipare anche a questa lotta. Anzi, non chiamamola lotta: è un percorso da fare tutti insieme, a piccoli passi e con i mezzi che ognuno può permettersi.

Noi di Queer siamo #apertiatutto, anche a te che sei un imperfetto sostenitore dell’ambiente che non sa da dove cominciare.

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